Lo strano caso di Fa’afafine, ad Avellino è guerra a colpi di… firme

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E’ diventato un vero e proprio caso lo spettacolo “Fa’Afafine – mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, programmato dal Teatro Gesualdo di Avellino nella rassegna del teatro per l’infanzia.

Nel corso dell’ultima convention di Mercogliano promossa dal Comitato “Difendiamo i nostri figli, gli aderenti dell’Associazione Genitori Irpini sollevarono il polverone sullo spettacolo dedicato ai più piccoli offerto dal Massimo cittadino (in programma oggi pomeriggio il confronto ad Avellino tra le varie parti) sul tema della lotta agli stereotipi di genere.

Dopo la dura nota di critica di ieri, firmata dai Cittadini contro il Regresso e sottoscritta da circa 300 firmatari, si registra oggi la nota di replica del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, correlata anch’essa da quasi 330 firme (tra i quali Sabino Morano, Ettore de Conciliis, Franco e Giovanni D’Ercole).

“I sottoscritti genitori e cittadini apprendono con stupore, sgomento ed amarezza del violento attacco rivolto alla responsabile del Comitato “Difendiamo i nostri figli” – si legge – Infatti, in tale appello vengono riportate numerose inesattezze per giungere alla conclusione che le istanze portate dal detto Comitato siano sostanzialmente motivate da una volontà di censura dello spettacolo “Fa’Afafine – mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, programmato dal Teatro Gesualdo nella rassegna del teatro per l’infanzia.

È bene, innanzitutto chiarire, che lo spettacolo in questione non affronta i temi della omosessualità o della bisessualità. Esso fa riferimento ad una ulteriore sensibilità sessuale, ovvero quella cosiddetta “gender fluid” o genere neutro.

Ciò detto, si premette anche che lo spettacolo è rivolto a bambini dagli otto ai dodici anni e durante l’orario scolastico.

Orbene, il Comitato non intende svolgere alcuna attività di censura, ma vuole semplicemente consentire ai genitori di poter decidere se portare o meno i propri figli a vedere questo spettacolo.

Ciò non potrebbe avvenire laddove lo spettacolo fosse – così come ora è – programmato durante l’orario scolastico.

Un genitore, per poter esercitare il suo diritto ad educare il proprio figlio dovrebbe far assentare il bambino da scuola.

Pertanto, il Comitato ha soltanto chiesto di spostare lo spettacolo in orario extra-scolastico, affinché, in ossequio ai più elementari diritti di libertà, ogni genitore sia lasciato libero di portare o meno il proprio figlio allo spettacolo teatrale.

Leggiamo, nel comunicato-appello che “Se ci sono persone contrarie all’evoluzione culturale del nostro paese crediamo che debbano fare un passo indietro e non impedire ad altri di esercitare il sacrosanto diritto all’istruzione e all’educazione…”.

I sottoscritti ritengono di vivere in uno stato dove vige ancora l’art. 30 della Costituzione e, quindi, pur non condividendo che insegnare a bimbi di otto anni la sessualità “gender fluid” sia una “evoluzione culturale”, non pretendono di impedire ad alcuno il diritto all’istruzione e all’educazione dei propri figli, ma non intendono fare alcun passo indietro rispetto ai propri diritti di cittadini e genitori italiani”.

Oggi, dunque, sono attesi sviluppi dal confronto in programma oggi al Gesualdo tra il regista dello spettacolo e autore siciliano Giuliano Scarpinato e il Comitato Difendiamo i nostri figli. Al tavolo tra i vari anche Giuseppina La Delfa, Donata Ferrante, Luca Cipriano e Rosa Grano.

Dopo Salerno, dove lo spettacolo è andato in scena due settimane fa, l’arrivo della pièce teatrale di Scarpinato ha diviso anche gli animi ad Avellino.

Come è andata a finire nel capoluogo salernitano? Il sindaco (facente funzioni) Enzo Napoli ha escogitato un compromesso, ‘ordinando’ lo start dello spettacolo in orario pomeridiano così da precluderlo alle scuole dell’obbligo.

Il provvedimento – che in soldoni ricalca ad Avellino l’appello del Comitato Difendiamo i nostri figli – ha scatenato dello stesso regista siciliano che in una lettera aperta ha parlato di grave forma di censura.

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