Truffa dei falsi incidenti: continuano gli interrogatori davanti al Gip

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Incidente falsi: proseguono gli interrogatori di garanzia davanti al Gip del tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone. Ad essere ascoltati questa mattina sono stati gli avvocati William Trerotola e Fabio Guerriero, finiti agli arresti domiciliari insieme a Ramona Fierro, anche lei ascoltata in mattinata. Quest’ultima, affiancata dal proprio legale Mirella Nigro, si è difesa chiarendo la propria posizione affermando di non aver intascato alcun provento come invece ricostruito dalle indagini. La Fierro ha chiarito anche il suo rapporto con Kevin De Vito, coinvolto nella medesima indagine.

A rispondere al giudice anche William Trerotola, affiancato dal penalista Nello Pizza. Si è avvalso della facoltà di non rispondere invece Fabio Guerriero, difeso da Marino Capone. Nei giorni scorsi erano stati ascoltati Danilo Porcile, lo stesso Kevin De Vito e Patrizio e Mario Emanuele Tedesco, affiancati dagli avvocati Gerardo Santamaria, Gaetano Aufiero e Carmine Danna.

Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa in danno di istituto di assicurazione, nonché di falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Le indagini, portate avanti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno consentito di svelare l’esistenza di tre distinti gruppi criminali, operanti prevalentemente nel capoluogo avellinese, dediti all’organizzazione di una notevole quantità di falsi sinistri stradali, con il concorso di diversi complici, di varia estrazione sociale e professionale.

L’organizzazione risulterebbe aver precostituito 74 falsi sinistri stradali, per un potenziale danno economico alle compagnie assicurative coinvolte pari a circa 600.000 euro (di cui oltre 270.000 circa già liquidati a favore delle false vittime degli incidenti).

Le indagini hanno, altresì, ricostruito l’articolata compagine organizzativa, fatta, appunto, di distinti gruppi criminali, operanti in ambiti diversi, acquisendo indizi di reità nei confronti di 267 persone, ciascuna delle quali con compiti ben precisi. Il protocollo operativo dei gruppi era simile: i falsi sinistri erano inscenati in aree prive di sistemi di video-sorveglianza e le lesioni, procurate al fine di supportare le richieste risarcitorie, andavano dalle ipotesi più lievi delle ecchimosi o delle abrasioni fino a quelle più gravi della rottura dei denti o delle lesioni agli arti. A tal fine, gli indiziati assoldavano soprattutto persone in precarie condizioni economiche, in alcuni casi anche minorenni o soggetti affetti da gravi patologie. Questi acconsentivano a subire lesioni di particolare gravità con la promessa che il risarcimento assicurativo sarebbe stato tanto più consistente quanto più gravi fossero state le lesioni.