SPECIALE/ Terremoto ’80, i ricordi drammatici di quegli istanti sui social irpini

SPECIALE/ Terremoto ’80, i ricordi drammatici di quegli istanti sui social irpini

23 Novembre 2017

Pasquale Manganiello – “Ero in strada con i miei soliti amici di quel periodo, ad un tratto ebbi come un sensazione di vertigini. Guardai i lampioni ancora accesi e li vedevo scuotersi come se qualcuno li muovesse… tutto finì poi e la paura si assopì ma la tragedia più grande fu quando, dopo un mese, dopo aver guardato le foto di tutti i deceduti vidi, senza saperlo, la foto di una ragazzina che stava in classe con me, per me fu vero sgomento.”

“Io avevo 7 anni ed ero al cinema con mio fratello e i miei genitori ricordo ogni istante di quel giorno,purtroppo sono cose che non si dimenticheranno mai”.

“Oggi 23 novembre, vedere cosa accadeva……è straziante…. io non c’ero ancora, ma quel giorno ha portato via con se mia nonna”.

“Da anni vivo in Lombardia, ma sono originaria di un comune della valle dell’Irno a circa 30 Km da Avellino. Sono quindi tra i tanti che hanno scolpito nella mente il ricordo terrificante di quella sera, sebbene non avessi  nemmeno 7 anni. Ero seduta al tavolo della cucina, quando una forza arcana ed inaudita iniziò a scuotere la mia casa: in pochi secondi le luci si spensero e il movimento da sussultorio si tramutò in ondulatorio, provocandomi  un terribile senso di vertigini e disorientamento. Mi strinsi a mia madre e alle mie 4 sorelle maggiori che invocavano tutti i santi del Paradiso e pensai fosse giunta l’Apocalisse. Ho perso il conto delle notti passate all’aperto in piazza, insieme ad alcuni compaesani, radunati come miserabili attorno ad un falò e di quelle negli autobus della Ferrovia, dove si dormiva seduti, con la testa schiacciata contro il finestrino, da cui colavano fastidiose gocce di umidità. Di giorno poi, si viveva per strada come profughi ed i pasti caldi erano un miraggio (mia madre di rado rientrava in casa per prepararci qualcosa e non farci morire di fame, correndo un grosso rischio, dal momento che il nostro appartamento era al quinto piano). E dire che a me e alla mia famiglia è andata di lusso, perché migliaia di persone persero la vita e altrettante la casa. E dopo 30 anni i senza tetto erano ancora nei container. Che vergogna.”

“Avevo solo 4 anni ma ricordo benissimo che stavo giocando vicino alla culla di mio fratello quando ci fu il boato e mio padre ci prese entrambi con un solo braccio e ci portò fuori…ma per noi bambini i giorni seguenti sembravano quasi un gioco perchè dormivamo assieme in macchina e la gente per strada la sera accendeva dei grandi falò per riscaldarsi”.

Sono tanti, tantissimi i messaggi che, in questo giorno di commemorazione, hanno invaso le bacheche irpine. Tutti hanno avuto un ricordo per le circa 300o vittime del sisma, altri hanno puntato il dito contro la ricostruzione:

“23/11/1980: l’irpinia fu stuprata 2 volte, prima e dopo. Oggi prevalga il rispetto per i morti, per la distruzione e per i disagi, basta con la vuota retorica” – uno dei tanti messaggi che accusa chi ha gestito i fondi per il post-sisma.