SPECIALE / “Quel fortissimo odore di morte a Sant’Angelo dei Lombardi”. Terremoto 1980, il ricordo del capo della Polizia 40 anni dopo

9 Novembre 2020

Alfredo Picariello – Aveva 20 anni ed era un giovane studente universitario. Frequentava uno degli atenei più prestigiosi e antichi in Italia e in Europa, quello di Pisa. Nella sua mente la laurea in Giurisprudenza, l’impegno politico con un gruppo di amici ma anche la spensieratezza dell’età. Nonostante tutto ciò, Franco Gabrielli, capo della polizia e direttore generale della Pubblica sicurezza, non esitò un attimo. Quando in televisione vide le immagini del terremoto del 23 novembre 1980, lasciò tutto per raggiungere i luoghi distrutti dal sisma.

Quarant’anni dopo, ci restituisce, con la grande signorilità che lo contraddistingue, i suoi ricordi, la sua preziosa testimonianza ma anche delle importanti riflessioni sulla prevenzione. Ci accoglie al Viminale, nella sala riunioni, in un periodo particolarmente difficile per tutto il Paese. E’ giovedì 5 novembre, all’indomani entra in vigore l’ultimo Dpcm emanato dal Governo per contenere l’emergenza coronavirus. Sono momenti febbrili a Roma, anche perché, sempre il giorno dopo, c’è la presentazione del nuovo calendario della Polizia di Stato.

Ma Gabrielli parla volentieri di quei giorni. “Per me è un importante tuffo nel passato”, ci dice. “Nonostante si sia consumata una grandissima tragedia, è stata una parentesi molto importante della mia vita e, per certi versi, quasi profetica (dal 2010 al 2015, l’attuale capo della Polizia è stato capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, ndr). Il 23 novembre dell’80, nelle nostre case la tv fece arrivare immagini sconvolgenti. Eravamo, a Pisa, un gruppo di studenti universitari legati anche da un impegno politico. Non eravamo ovviamente attrezzati per svolgere attività di volontariato immediatamente a ridosso dell’evento. Ma ci ponemmo il problema, volevamo reagire, fare qualcosa”.

L’idea fu quella di andare incontro ai bambini, vittime, a dire della capo della Polizia, di “una tragedia nella tragedia”. “Raccogliemmo giocattoli ed altre cose utili e così decidemmo di partire”. Da Pisa, si mette in moto un torpedone composto da tre mezzi e dieci persone. “Quando giungemmo sul posto, ovviamente, non ci sottraemmo dallo svolgere anche attività di volontariato spicciolo. Ci rimboccamo le maniche”.

Quindici i giorni trascorsi da Gabrielli a Muro Lucano, in provincia di Potenza. “Un comune a ridosso di Sant’Angelo dei Lombardi”, ricorda il Prefetto. “Un giorno andammo in Irpinia, proprio a Sant’Angelo dei Lombardi e quella, per me, è stata l’esperienza più toccante ed angosciante. Nell’aria si respirava polvere ed un fortissimo odore di morte. Non lo dimenticherò mai”.

La parte bella del sisma, per Gabrielli, sono state le facce dei bambini. “Tornammo a Muro Lucano anche per la ricorrenza della Pasqua. Ricordo le lore facce di gioia nel vederci arrivare e la gioia nei loro occhi”.

Quasi quaranta i minuti di intervista al capo della Polizia. Ricordi ma non solo. Anche riflessioni e spunti molto importanti legati al terremoto.

Non perdete, dunque, il contributo video che, come detto, abbiamo registrato giovedì 6 novembre a Roma, al Viminale.