Solofra – D’Urso: “Sviluppo industriale, evitare l’assistenzialismo”

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Solofra – In riferimento al convegno della Filctem a Solofra e all’ultima nota del consigliere Gaeta dell’UdC, si registra il commento di D’Urso, consigliere dell’opposizione consiliare: “L’ho detto fin da subito – esordisce – a me la polemica semplicemente non interessa. Preferisco parlare di fatti, di dati concreti. Ed i fatti sono stati illustrati con chiarezza durante il convegno di ieri della Filtcem Cgil. Nel polo conciario solofrano vi sono circa 10 imprese conciarie che operano facendo il ciclo completo offrendo, anche lavoro esterno, di queste solo 2 superano i 50 addetti, le altre si posizionano tra i 20 e 40 addetti fissi con l’utilizzo di almeno una quota di personale precario mediamente nell’ordine del 50%, in prevalenza contratti a tempo determinato, pochi sono gli interinali o contratti a progetto. Oltre a queste imprese resistono come concerie altre 30 prevalentemente a conduzione familiare e con la media di 15 addetti, altre imprese del ciclo produttivo conciario da rasatrici, aziende prodotti chimici, di servizi ed inchiodatura nel distretto sono circa 80 per una complessiva forza lavoro che oscilla dai 1000 ai 1500 addetti. Negli anni c’è stata una caduta verticale della presenza femminile nelle attività conciarie dirette mentre sono relegate in attività terziste come rifilatura e inchiodatura come lo sono operatori stranieri che negli ultimi anni risultano essere per la maggior parte indiani. Davanti a questi numeri mi viene da chiedere: cosa vogliamo fare? Vogliamo continuare a recitare il mantra che la crisi di Solofra è originata dal fatto che la nostra città è lontana dalla politica che conta oppure vogliamo prendere atto che è necessario parlare e ragionare in termini economici per offrire una risposta concreta a questa crisi? In questi anni il polo conciario ha cambiato pelle. Quegli opifici che popolano la zona industriale sono diventati semplicemente troppo grandi, sovradimensionati se rapportati alle necessità dell’imprenditoria locale. Ecco allora che il cambio di destinazione d’uso degli opifici dimessi diventa una questione non più rinviabile. Quegli opifici, oggi vuoti in tutto o in parte, possono ritrovare una nuova vita commerciale ospitando ad esempio show-room di confezioni di capi in pelle. Possono diventare base operativa per le aziende di trasporto, per le case di prodotti chimici, per le ditte che realizzano impiantistica per le concerie. Il distretto potrebbe tornare ad essere una realtà estremamente dinamica. In un contesto di generale riorganizzazione e rivitalizzazione del comparto industriale solofrano può allora trovare un senso anche l’idea di sviluppare il discorso del museo della concia e la valorizzazione dell’archeologia industriale del rione Toppolo. Ed allora cosa si aspetta? Solofra ed i suoi imprenditori cosa o chi devono aspettare? Ed anche gli imprenditori devono con forza far sentire la loro voce in questa partita. Ho già avuto modo di dirlo e lo ribadisco sono gli imprenditori che vivono quotidianamente il mercato e devono essere gli imprenditori a suggerire alla politica ed alle istituzioni le scelte da adottare per lo sviluppo del territorio. Se quest’ordine di cose viene ribaltato non si genera sviluppo ma solo assistenzialismo”, conclude D’Urso.

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