Sedicenne morta folgorata nella vasca. I Carabinieri fanno scattare un nuovo maxisequestro

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Un nuovo maxisequestro di componenti telefoniche da parte dei Carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Avellino sulla morte della sedicenne di Montefalcione. Nelle scorse ore, fuori dal territorio regionale, i militari del Comando Provinciale di Avellino avrebbero proceduto a porre sotto sequestro alcune migliaia di componenti su ordine della Procura di Avellino guidata da Domenico Airoma. Non è dunque calata l’attenzione degli investigatori sulla presenza dei materiali, potenzialmente nocivi e finiti sotto sequestro, che molto probabilmente sarà il Tribunale del Riesame a confermare o meno. Come è noto, l’ipotesi investigativa è che Maria Antonietta Cutillo, la sedicenne di Montefalcione, in provincia morta fulminata nella vasca da bagno il due maggio dello scorso anno , verosimilmente dopo che il suo telefonino, collegato al caricabatterie, scivolò in acqua: la scarica elettrica si propagò attraverso il corpo di Maria Antonietta direttamente dalla estremità libera del cavo Usb con il quale stava caricando il telefonino mentre parlava con un’amica.

Gia’ nel settembre scorso la Procura di Avellino aveva ottenuto un decreto di sequestro nell’ambito delle indagini nei confronti di cinque imprenditori, quattro dei quali di nazionalità cinese, operanti in Toscana e Lombardia, per cui vanivano ipotizzati i reati di omicidio colposo, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con marchi contraffatti. La Procura aveva chiesto e ottenuto dal Gip del Tribunale irpino, il sequestro preventivo di un gran numero di caricabatterie di fabbricazione cinese risultati non conformi agli standard comunitari e dunque potenzialmente pericolosi. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Mirabella Eclano, che si erano avvalse del contributo del Reparto tecnologie informatiche del Racis, hanno accertato difetti di fabbricazione di uno dei componenti interni del caricabatterie utilizzato da Maria Antonietta. In particolare, il “condensatore ceramico a disco” avrebbe mostrato “difetti riconducibili alla scarsa qualità tecnica del materiale con il quale tali dispositivi sono realizzati”. Secondo il Racis, se il condensatore interno fosse stato costruito impiegando componenti elettriche con i criteri previsti dai prodotti con marchio Cee, l’evento letale non si sarebbe verificato”.