Racket, omicidi e atti di inaudita violenza: il 2006 chiude in nero

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Per l’Irpinia un 2006 per nulla avaro di violenza. L’isola felice della Campania ha assistito ad una serie di delitti e atti di inaudita crudeltà. L’episodio che probabilmente ha destato maggiore scalpore in città, risvegliando le coscienze istituzionali e politiche, ma anche quelle della gente comune è stato l’omicidio del giovane Mauro Cioffi. Il 19enne avellinese ha perso la vita lo scorso settembre a seguito di una rissa tra coetanei in pieno centro. Una rissa scaturita per futili motivi. Intorno all’una di notte, di un ‘tranquillo’ sabato sera avellinese, la telefonata anonima giunta al 118 gela l’Irpinia. Davanti agli occhi dei soccorritori uno scenario a dir poco sconvolgente: un giovane stremato ed agonizzante in una pozza di sangue a pochi metri dal marciapiedi che costeggia un’affollatissima via De Conciliis. Immediate le indagini avviate dalle Forze dell’Ordine che in poche ore assicurano alla giustizia cinque giovani, coetanei di Mauro. Lo scorso 4 dicembre, a Roccabascerana i Carabinieri della Compagnia di Avellino hanno arrestato tre pregiudicati di Pannarano di 42, 52 e 22 anni, protagonisti di una spedizione punitiva ai danni di Francesco Pepicelli, un tossicodipendente di 26 anni del posto. Secondo la ricostruzione dei militari, il ragazzo si era reso protagonista di un duro litigio proprio con il figlio di uno degli arrestati. Giugno 2006: il brutale omicidio a Salerno di Maria Rosaria Polese destò scalpore anche in Irpinia. Precisamente a Lacedonia, paese d’origine della donna e dove la famiglia Cardellicchio è conosciuta e stimata. Autore dell’efferato gesto il figlio 34enne, Luigi Cardellicchio da tempo in cura presso uno psichiatra salernitano. E ancora. L’omicidio di Salvatore Vicino, pluripregiudicato avellinese affiliato al clan Partenio. Il 44enne è stato freddato nella sua Smart in via Seminario, nei pressi del Duomo, da due colpi di arma da fuoco mentre rientrava a casa nella notte tra giovedì e venerdì 29 dicembre. Senza contare i ripetuti atti intimidatori ai danni di imprese e esercizi commerciali, riconducibili alla pista del racket, che hanno ulteriormente danneggiato l’immagine di un’Irpinia ‘felice’. Infine, in ordine di tempo, l’assassinio di Massimo Zoina, 27enne originario di Tufo, operatore sociale del Piano di Zona di Altavilla Irpina. L’uomo è stato accoltellato il 30 dicembre scorso nella sua abitazione da un 16enne di origini tunisine a lui affidato dalla casa famiglia presso la quale prestava saltuariamente servizio.

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