Quaresima, Fds su voto Mirafiori: “Manca una sinistra unita”

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Avellino – Giuseppe Quaresima, esponente della Federazione della Sinistera si esprime attraverso una lunga nota sul voto espresso nei giorni scorsi a Mirafiori e sull’attuale contesto politico all’interno della sinistra.

Il risultato del Referendum di Mirafiori è importante e va analizzato con attenzione. Non solo ha una marcata valenza economica, ma soprattutto politica in quanto evidenzia e chiarisce quali sono le relazioni esistenti oggi tra capitale nazionale e partiti politici, o per meglio dire la posizione di questi nei confronti degli interessi del padronato. La campagna referendaria, portata avanti da parte di Marchionne sotto forma di ricatto continuo, è stata svolta contemporaneamente alle delicate operazioni finanziarie messe in atto da Marchionne. In questo senso è evidente che le soluzioni che si cercano di dare alla crisi appaiono assolutamente in linea con gli ultimi decenni, e non sembrano preannunciare niente di buono per i lavoratori e le lavoratrici. Mentre i principali governi europei, di fatto, scaricano la crisi e i danni delle politiche neoliberiste del passato su le classi lavoratrici e il “lavoro” genericamente inteso, Marchionne in una complessa operazione di restyling economico con la divisione della società e con la quotazione di due tipologie d’azioni diverse svuota il lato economico e produttivo e porta i benefici e i vantaggi tutto sul lato finanziario, contribuendo a quella vaporizzazione delle grandi imprese che tanti danni ha fatto in altri luoghi del pianeta. Il governo di Berlusconi ha scelto dove stare, assumendosi la “responsabilità” di giustificare la fuga marchionniana qualora il risultato referendario avesse avuto esito negativo. Di fatto il Governo ha abdicato al suo ruolo costituzionale e istituzionale, ovvero la tutela del lavoro come sancito dall’articolo 1 della Costituzione, per mostrare con chiarezza che il Governo ubbidisce e segue le direttive del padronato italiano e europeo, in modo particolare quello più reazionario e intransigente. L’asse Berlusconi- Marchionne non deve però trarre in inganno, ovvero non deve far credere che esista nella sostanza un’altra confindustria e un’alternativa maggioritaria differente. I giochi e le lotte interne a Confindustria sono irrilevanti, il padronato italiano non può che essere felice dell’accordo ottenuto, e iniziano a comparire, infatti, i primi emulatori del ricattatore in maglioncino. Per quanto riguarda il fronte politico è parso evidente l’adesione a tutti gli effetti di Fini, Casini e la maggioranza del Pd al progetto di destrutturazione messo in atto da Marchionne. E’ un dato di fatto sia la stragrande maggioranza dei dirigenti del Pd hanno, di fatto, se non sostenuto accettato il ricatto. La vicenda chiarisce nella sostanza che non esiste un Pd buono o un Pd cattivo per la Sinistra italiana, esiste un Pd autoreferenziale e senza coraggio, intrappolato nel tatticismo e incapace di costruire un’alternativa sociale a Berlusconi. Proprio per questo non riesco a comprendere Sinistra e Libertà. Vendola è stato chiaro parlando apertamente di ricatto e sostenendo la battaglia della Fiom dall’alto della sua visibilità e della sua popolarità. Purtroppo le decisioni successive non sono state tuttora all’altezza del risultato referendario. Pur accusando il Pd di ammiccare al centro, mettere da parte le primarie e scegliere un cammino favorevole ai poteri forti italiani (I Montezemolo, la Mercegaglia, i De Benedetto) nella sostanza fa lo stesso. Il dato di Mirafiori dovrebbe far immaginare una sinistra che riscopre il suo blocco sociale e sappia ripartire da quello e da quanto fatto in questi mesi che, aldilà di quanto sostengono detrattori e pessimisti, non è poca cosa. Non è un ritorno al passato. Tuttaltro. Le manifestazioni d’Ottobre, la manifestazione del 14, la vicenda del referendum a Mirafiori si uniscono a battaglie sociali e popolari nel Paese come non succedeva da anni. E’ in errore chi crede che la Fiom rappresenti il passato e tuteli una categoria che in occidente dovrebbe essere superata dalla storia del cosiddetto mondo civilizzato, in una rincorsa drammatica ad un’esasperata divisione internazionale del lavoro. Nelle battaglie degli ultimi anni Fiom e Cobas hanno soprattutto difeso il Lavoro nella sua interezza e nelle sue molteplici sfaccettature. Non è un caso che si sta diffondendo un movimento di giovani che ripropongono la centralità dei diritti e del lavoro. Questo deve essere immediatamente compreso e valorizzato. Proprio per questo che senso ha ammiccare tatticamente al Pd cercando di salvare in una situazione d’estrema precarietà sociale e politica nel paese capre e cavoli? Non è qui in discussione la cacciata del governo Berlusconi e la fine di un’epoca che ha fatto sprofondare il Paese nella miseria culturale ed economica. Il problema è però capire come si concretizza questa cacciata e attraverso che meccanismi. Il tatticismo può essere utile e funzionale solo nel breve periodo, alla fine nella sostanza emergono, e non potrebbe essere altrimenti, gli equilibri di forza e la proposta politica, che in questo caso dovrebbe essere d’alternativa. Partire da Mirafiori significa fermarsi a ragionare e cercare di comprendere quali interessi tutelare. In questo senso sono sicuro che la base e i militanti di Sel abbiano le idee più chiare dei propri dirigenti. A mio avviso è imprescindibile un tavolo della Sinistra d’alternativa (antagonista radicale, comunista, si chiami come si preferisce) che riparta attivamente e in maniera compatta a partire dalle battaglie dei metalmeccanici, più in generale su tutte quelle battaglie che concretizzino la centralità del lavoro nel nostro essere di Sinistra. In questo senso non solo siamo alternativi a Berlusconi e alle sue politiche, ma allo stesso tempo diversi da quanti invece, come la dirigenza PD, si barcamena tra soddisfatta sottomissione alle leggi e alle regole del capitale e aspirazione popolare e maggioritaria. Questo passaggio, attraverso anche i prossimi importantissimi appuntamenti referendari, darebbe maggiore forza e determinazione a tutta la Sinistra nelle relazioni, a tutti i livelli, con il Pd. Le due cose non sono incompatibili, sono, invece, incompatibile quelle volontà di essere, contemporaneamente, forze di lotta e di governo che tanti danni hanno fatto ai lavoratori e alla sinistra italiana. Credo che la vicenda Mirafiori, pur nella sua drammaticità, possa rappresentare un punto d’arrivo, trasformare quella che in alcuni ambienti viene percepita come una sconfitta, in una grande opportunità per quella sinistra italiana diffusa e disillusa. Non solo quindi una narrazione ma, più di ogni altra cosa, la dimostrazione della dignità e della forza di un popolo che non si piega.

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