Processo Gioia, in aula la criminologa: “Giovanni manipolato da Elena. Voleva la morte dei genitori”

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Nuova udienza per il processo ai danni di Giovanni Limata, il ragazzo di Cervinara accusato di aver ucciso, in concorso con l’ex fidanzata Elene Gioia, il padre di quest’ultima, Aldo, la sera del 23 aprile del 2021. Giovanni questa volta non è in aula, a differenza di Elena che, come abitudine, ormai, siede alla destra del suo avvocato. Il giovane, a detta della sua difesa che l’ha incontrato venerdì scorso in carcere, sarebbe molto provato.

Molti passaggi della lettera da lui scritta e consegnata al giudice, sono ormai noti. “Volevo salvare Elena dal male che diceva di ricevere”, è una delle cose messe nere su bianco. Ed ancora: “Ho avuto un infanzia difficile ed ho capito troppo tardi cosa significassero, e quanto fossero importanti, i rimproveri di mia mamma. Chiedo perdono a tutti”. La sua difesa sta provando a fargli fare delle dichiarazioni spontanee nelle prossime udienze.

Lo pschiatra Paolo Cavalli, consulente della difesa, tratteggia un ritratto del giovane. Secondo Cavalli, il ragazzo sarebbe affetto da un disturbo della personalità ed avrebbe difficoltà soprattutto nelle relazioni interpersonali. La sua paura più ricorrente è l’abbandono ed infatti, alla domanda che il consulente gli ha posto circa il momento più buio della sua vita, Giovanni ha ricordato di quando fu portato, all’età di 4 anni, insieme alla sorella, in una casa famiglia.

Nonostante questo trascorso pesante, Cavalli dice di averlo trovato molto lucido, anche se rallentato. Secondo l’esperto, ad ogni modo i disagi psicologici ed emotivi del ragazzo derivano dal terrore dell’abbandono sviluppato in tenera età. Questo lo porterebbe a compiere gesti autolesionistici.

E’ stata poi la volta di Giulia Bocchino, criminologa, anche lei consulente della difesa di Giovanni. La professionista ha analizzato le chat intecorse tra i due fidanzati nei giorni precedenti l’omicidio. Definisce i due una “coppia criminale”, vittima di “una follia condivisa”. Ex fidanzati che condividono un “grave sintomo di psicosi”.

Per la criminologa, Elena avrebbe manipolato la mente di Giovanni, avrebbe suggestionato la sua mente allo scopo di fargli commettere azioni a lei gradite. Alcune frasi della chat sono inquietanti. “Spero che dopo ciò non si parli più della mia famiglia. Ho sempre sognato che morissero in un incidente stradale. Non mi importa niente di loro, io voglio stare con te”.

L’udienza si è conclusa con la dottoressa Carmen Iannucci, esperta in scienze forensi, la quale ha esaminato i verbali di polizia giudiziaria.

Secondo la consulente, le indagini non sarebbero state condotte in modo adeguato: “La scena del crimine è stata inquinata. Non sono stati rispettati i protocolli di sicurezza che andrebbero applicati in questi casi”.

La consulente, inoltre, avrebbe addirittura ipotizzato la presenza di un’altra persona in casa Gioia la notte dell’aggressione.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 22 giugno.