Aggressione Micovschi, gli avvocati degli ultras: “Non sono dei rapinatori ma tifosi che contestavano. Hanno chiesto scusa”

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Una contestazione di tifosi delusi degenerata e finita male. “I nostri assistiti però non sono dei rapinatori, parliamo di tre giovani incensurati, onesti lavoratori, figli di persone perbene, i quali due giorni dopo i fatti, hanno chiesto scusa al calciatore ed hanno provveduto anche a risarcilo. Il tutto è stato accettato dal giocatore”.

E’ quanto dichiarano gli avvocati Nicola D’Archi, Fabio Tulimiero e Gaetano Aufiero al termine degli interrogatori dei loro assistiti, ovvero i tifosi indagati per l’aggressione al calciatore biancoverde Claudiu Micovschi, avvenuta la sera del 4 maggio scorso al termine della gara di play off Avellino – Foggia persa dai lupi per 2 reti ad una.

I fatti ormai sono noti a tutti, il giocatore 23enne venne affiancato mentre era a bordo del suo Suv da un’auto, fatto accostare, aggredito con due schiaffi e costretto a rimanere in mutande dopo aver consegnato la tuta biancoverde agli ultras, già destinatari di provvedimenti Daspo.

La tuta è stata trovata dalla Digos – che continua ad indagare sulla vicenda – a casa del 22enne. Gli altri due finiti ai domiciliari hanno 34 e 33 anni. Poi c’è un quarto tifoso indagato a piede libero, mentre oggi è stata identificata anche la donna.

I tre arrestati devono rispondere di rapina aggravata in concorso e riunione tra loro con violenza e minaccia. I tre sono stati interrogati questa mattina dal Pm che coordina le indagini. “L’accusa – spiegano gli avvocati – ritiene che si voleva umiliare il calciatore e che quello sarebbe l’ingiusto profitto. Dal punto di vista giuridico questa valutazione non ci convince, benché la rispettiamo, lo abbiamo detto anche all’esito dell’interrogatorio, chiedendo la revoca, la sostituzione della misura. Non è condivisibile ma è rispettabile la valutazione del giudice che ritiene che l’ingiusto profitto della rapina nello specifico sarebbe dato dalla volontà di umiliare il giocatore nel farsi consegnare la tuta. E’ una valutazione giuridica a nostro avviso non convincente che poi approfondiremo nelle sedi competenti al momento opportuno”.

“Non c’è stato un ingiusto profitto materiale, la volontà era quella di infliggere un’umiliazione a Micovschi. Per quello che è emerso dall’interrogatorio e per quello che si vede dalle immagini, la volontà non era quella di umiliare, era quella di contestare facendosi consegnare la tuta, simbolo di una squadra tradita, al termine di una partita andata male. Non voglio giustificare, ma si può comprendere il clima. Dire dacci la maglia non era un modo per rapinare. A nostro avviso, ribadisco, non c’era nessuna volontà di umiliare. I giorni successivi all’episodio ci sono state le scuse dei ragazzi al calciatore e c’è stata già una forma di risarcimento accettato dall’atleta. La vicenda secondo noi andrebbe ridimensionata per quello che è. Ci troviamo difronte a tre incensurati, ragazzi perbene, che lavorano. Hanno sicuramente commesso un errore. Si tratta di tre tifosi particolarmente provati che hanno ammesso l’episodio. Non ci sembrano dei delinquenti che meritano la gogna. Gli viene contestata la rapina aggravata, una cosa che fa tremare i polsi a loro”.

“Oggi abbiamo voluto far capire come sono andati realmente i fatti. Ci troviamo dinanzi ad una contestazione di tifosi, non è la prima volta che accade una cosa del genere, in tutto il mondo. Chiaramente in questo caso le forme sono sbagliate. Una contestazione grave, su questo non ci sono dubbi”.

“Le scuse al calciatore, lo ribadiamo, sono state fatte dopo due giorni dall’episodio. Successivamente, prima della misura cautelare, hanno provveduto anche a risarcire il danno. Il calciatore ha accettato le scuse ed il risarcimento. Tutto è avvenuto prima dell’applicazione della misura cautelare. Quindi anche il comportamento successivo va tenuto in considerazione. I tre non sono dei rapinatori che rsichiano una pena dai 6 ai 20 anni”.