Pestaggio in carcere, agenti incastrati da video e intercettazioni

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AVELLINO – Una vera e propria spedizione punitiva in carcere, nel Reparto dell’Alta Sicurezza, dove quattro detenuti (due esponenti delle criminalita’ organizzata del Vallo e del Baianese e due napoletani) una volta introdottisi nella cella di un detenuto originario di Foggia, grazie all’aiuto di tre agenti della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di Bellizzi Irpino, lo hanno colpito ai fianchi e alla testa usando anche un pezzo di specchio. Tutto con la “sorveglianza” degli stessi agenti, che avrebbero consentito ai quattro detenuti di accedere alla cella numero 1 della Sezione ed eseguire la spedizione punitiva. Il fatto avvenuto il 9 marzo scorso, nella tarda mattinata. A dare ancora piu’ gravita’ alla vicenda, anche la circostanza che nonostante le urla e le richieste di aiuto del detenuto, dopo che uno degli agenti aveva chiuso il blindato a seguito del pestaggio, le lesioni al detenuto erano state scoperte solo il giorno successivo. Dalla visita medica emergono lesioni per quindici giorni. Dalla segnalazione del comandante del Reparto scatta l’inchiesta della Procura di Avellino, quella coordinata dai pm Vincenzo D’Onofrio e Vincenzo Toscano e condotta dai militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e dalla stessa Polizia Penitenziaria, approdato alla misura cautelare per falso ideologico e alla contestazione del concorso in lesioni aggravato dall’abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti alla funzione di servizio pubblico.

LE INDAGINI

Decisive nelle indagini sia le intercettazioni telefoniche attivate sulle utenze dei tre agenti indagati che i filmati della videosorveglianza attivi in carcere e raccolti dalla Polizia Penitenziaria. Il 14 marzo il detenuto aggredito viene ascoltato dai pm avellinesi, ai quali racconta che aveva segnalato invano rischi per la sua sicurezza e che mentre veniva picchiato c’era un agente all esterno. Scattano le intercettazioni ai danni dei tre. La svolta arriva quando il Comandante della Polizia Penitenziaria chiedera’ all agente addetto all’ala Sinistra dell’Alta Sicurezza una relazione su quanto avvenuto. Partono una serie di chiamate tra gli agenti. In una si fa riferimento proprio al detenuto: “Secondo me se l’ e’ cantata” dice al telefono uno di loro. Parte una vera e propria attivita’ di depistaggio, che sara’ realizzato con la relazione falsa depositata all’ attenzione del Comandante il 16 marzo. Ma proprio dalle telefonate si capisce cosa e’ avvenuto.

IL DIKTAT DEI DETENUTI: CIAMMA SCHIATTA’ A CAPO

“Appunta’ no, noi ciamma schiatta’ a capo”. A raccontare della richiesta arrivata agli agenti dai detenuti autori del raid e’ uno degli indagati, che al telefono dice pure che lo hanno fatto come “la marmellata” riferendosi alla brutale aggressione dell’ altro detenuto.

IL GIP: CONDOTTA INDEGNA. INDAGINI CONTINUANO

Le indagini non sono ancora concluse, anche perche’ Procura e Carabinieri stanno ancora ricostruendo la causale della spedizione punitiva in cella. I tre agenti “con la loro indegna condotta, hanno dato ampia prova della capacita’ di manipolazione delle fonti di prova”. Ovviamente, dal momento in cui sono scattate le misure, non e’ escluso che saranno ascoltate gia’ nelle prossime ore altre persone eventualmente informate sui fatti. A partire da agenti e detenuti, visto che fino ad ora Procura e Carabinieri avevano evitato di allarmare i tre indagati, che per i magistrati avrebbero potuto tentare di inquinare le fonti di prova.