Pestaggio, il timore degli agenti: “Ci hanno fatti…”

0
3516

AVELLINO – “Ci hanno fatti secondo me”. E’ il sedici marzo scorso quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino captano la telefonata tra due dei tre agenti finiti ai domiciliari per aver agevolato il pestaggio di un detenuto in Alta Sicurezza nel carcere di Bellizzi Irpino, avvenuto il precedente 9 marzo. Il riferimento e’ alla convocazione avvenuta in quella giornata da parte del Comandante della Polizia Penitenziaria per chiedere una relazione sui fatti avvenuti proprio nella mattinata del pestaggio. I tre agenti non sanno che nel frattempo, dopo la segnalazione della stessa Polizia Penitenziaria, quella giunta in Procura dppo due giorni dal pestaggio, sulle loro utenze erano state attivate da parte dei militari agli ordini del maggiore Pietro Laghezza attivita’ di intercettazione. Ma gli era chiaro pero’ che anche dalla visione delle teleacamere di sorveglianza, il loro atteggiamento sarebbe apparso anomalo, in particolare il passaggio di chiavi tra due agenti destinati ad un altro settore. Le captazioni, insieme ai video hanno avuto un ruolo decisivo nelle indagini e fatto emergere anche degli aspetti ulteriormente inquietanti in una vicenda gia’ gravissima. “Inquietante e’ risultato l’intimo rapporto confidenziale intrattenuto tra i tre pubblici ufficiali con i detenuti autori materiali del pestaggio e la piena condivisione ed approvazione delle finalita’ dello stesso, che non esitano a manifestare reiteratamente, e con spregevole enfasi. “Quello e’ nu merda.. Se l’e’ cantata”. L’ altro passaggio inquietante, sottolineato dal Gip nella misura cautelare riguarda la risposta data da due degli agenti coinvolti al collega che li aveva invitati a desistere, perche’ si trattava di una questione tra detenuti: ” No.. amma fare, perche’ quello e’ na merda”. Per il Gip si tratta di un linguaggio tipico di ambienti malavitosi e della piena consapevolezza