Perché il Sindaco Festa non ci ha convinto

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di Attilio Ronga
– Il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, non ci ha convinto (del tutto) nel corso della sua conferenza stampa convocata ieri mattina dopo le perquisizioni che avevano interessato le abitazioni nella sua disponibilità, quella della mamma e il suo ufficio a Palazzo di Città.

Lo vogliamo dire senza pretesa di fare processi o sostituirci ai magistrati, non è il nostro compito, quello competerà qualora se ne determinassero le condizioni, a quanti sono delegati a farlo e nelle sedi opportune e deputate.

Lo stesso Festa in una delle risposte ha voluto puntualizzare che ognuno (riferendosi in quel momento alla stampa) farà le sue valutazioni dopo che lui aveva esposto i fatti. Così come rappresentato nella stessa sede della conferenza, gli riproponiamo per quanto rispettosi della sua tesi, una riserva più legata a fatti logici che a valutazioni nel merito, perchè nello specifico ovviamente non conoscendo gli atti delle indagini non possiamo avventurarci.

Chiariamo subito pure una cosa: siamo garantisti, per cui fino a prova contraria per noi l’onestà del primo cittadino non è messa in discussione. Vacilla invece la correttezza del messaggio lanciato alla cittadinanza, che è poi la cosa che più ci preme tutelare, visto che siamo stati il veicolo di questo messaggio alla comunità.

Il sindaco Festa non è stato dunque convincente fino in fondo. In primis proprio con i cittadini. E’ chiaro che l’interesse del primo cittadino è tranquillizzare sia la sua parte politica che la cittadinanza avellinese, dando anche un’immagine di serenità rispetto alle contestazioni a suo carico. Tutto comprensibile. Ma quando si dice sicuro che le attività eseguite dai Carabinieri a suo carico abbiano avuto riscontro negativo, non dice una cosa corretta.

Da abile comunicatore quale si è dimostrato in tutti questi anni, Festa ha giocato con le parole. Ma se è vero che dalle perquisizioni non sono emersi documenti o tracce che si riferissero alla vicenda Del.Fes, quindi in linea di massima un esito negativo, la cautela avrebbe dovuto suggerire al sindaco di Avellino di attendere che anche gli esami sui dispositivi caduti in sequestro e sulle fatture e i documenti contabili acquisiti dai Carabinieri nel corso delle perquisizioni, diano definitivamente lo stesso riscontro negativo.

Questo certo non sarà disvelato in poche ore, non trattandosi di un analisi di laboratorio a caccia di valori alti o patologie, ma della ricerca di materiale utile alle indagini anche complesse. Mettiamo pure, ricordando che vige per tutte le indagini la regola della innocenza fino a prova contraria dei soggetti coinvolti ( si tratti, come in questo caso del sindaco o di chiunque altro), che gli esami alla fine diano ragione al sindaco Festa.

Ce lo auguriamo per lui. Resta il fatto che alla comunità avellinese, nel corso della conferenza stampa, è stata proposta una interpretazione ed una conclusione più che altro personale da parte del primo cittadino di Avellino. Anche perché, al di là degli scarni riferimenti contenuti nel decreto di perquisizione e sequestro firmato dalla Procura di Avellino, la vicenda ed in particolare il presunto contesto associativo sviluppato tra sindaco e funzionari e altri amministratori a Palazzo di Città non è ancora emerso nella sua ricostruzione investigativa.

Forse lo sarà nei prossimi giorni, quando la fissazione dell’udienza davanti ai magistrati del Tribunale del Riesame reale di Avellino, determinerà il necessario deposito di una parte della discovery di indagine da parte della Procura della Repubblica di Avellino. Finalmente potrebbe essere chiara (quantomeno agli indagati, quale sia la genesi degli accertamenti). Per questo motivo, nel merito delle altre considerazioni espresse dal sindaco, evitando di emularlo nel distribuire certezze e garanzie, non pensiamo che sia possibile avventurarci.

Il nostro ruolo era quello di evidenziare che alla comunità non era stato dato un messaggio oggettivo, bensì una valutazione soggettiva del sindaco Festa, che senza voler condannare o accusare alcuno, non consegna alla città nessuna verità assoluta e soprattutto non rassegna una definitiva valutazione su quelle che sono le indagini.

Abbiamo chiarito che, non siamo giudici e non possiamo certo fare processi nelle sedi non deputate. Così come non lo siamo noi, sia inteso, non lo è neanche il sindaco Festa, che per quanto abbia esposto legittimamente la sua posizione, ha ritenuto di sostituirsi alle valutazioni del pubblico ministero, facendo valutazioni giuridiche (che competono al giudice) sull’assenza di reato e sull’esito negativo della perquisizione.