Operazione Giotto: cellule di falsari anche a Montella

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Nelle prime ore di questa mattina, a Montella, così come contemporaneamente in altre decine di città in tutta Italia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino e della Compagnia di Montella hanno dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare emesse dal Tribunale della Procura di Reggio Calabria nei confronti di pregiudicati del luogo inseriti in una attività d’indagine dei militari durata circa due anni e che ha permesso di eseguire oltre cento di ordinanze di custodia cautelare in carcere in tutto il territorio nazionale. I provvedimenti sono scaturiti nell’ambito del prosieguo delle indagini che già nel 2005 avevano permesso ai Carabinieri di scoprire a Montella una vera e propria zecca clandestina che produceva e immetteva successivamente in circolazione monete da 2 euro false. L’attività illecita avveniva in parte all’interno di un capannone industriale di Montella dove venivano realizzate delle rondelle in metallo necessarie per la realizzazione delle monete false che venivano poi assemblate nel napoletano ed immesse sul mercato.

Nel corso del precedente blitz dei Carabinieri furono rinvenute e sequestrate non solo 5 mila monete, ma anche tutti macchinari ed i materiali per la loro realizzazione (presse, macchina per l’elettroerosione e trinciatrice). Il proprietario insieme ad altre tre persone furono tratte in arresto. Poco dopo la convalida dell’arresto il fabbro proprietario dell’azienda artigiana di Montella fu rimesso in libertà: tuttavia le indagini sono proseguite di pari passo con le vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti i falsari. Dalla riammissione in libertà degli indagati, infatti, i Carabinieri di Montella non hanno mai smesso di tenere sotto controllo i movimenti, le attività e le frequentazioni di ciascuno di loro, ricostruendo così dettagliatamente i traffici illeciti degli stessi. In particolare a Montella, avvalendosi di manodopera specializzata e sofisticate apparecchiature per la lavorazione dei metalli, il proprietario dell’azienda oltre a fornire un prodotto qualitativamente del tutto simile alle monete della zecca dello Stato, permetteva le velocizzazione dell’illecito ciclo produttivo con notevole incremento del prodotto finale. I due complici, invece, si occupavano l’uno di immettere sul mercato il prodotto “finito” approfittando delle proprie attività commerciali, l’altro di smerciare le monete false rivendendole a terzi, nonchè di gestire, organizzare e tenere saldi i contatti con tutti componenti dell’associazione. Dagli ulteriori accertamenti effettuati nel corso degli anni è infatti emerso che si era costituito un vero e proprio sodalizio criminoso nel quale le quattro persone arrestate nella notte hanno svolto un ruolo attivo e determinante.

L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione e falsificazione di monete. Gli elementi raccolti, inoltre, messi a disposizione della Procura di Reggio Calabria hanno permesso la ricostruzione di un intricato puzzle che ha visto coinvolte 162 persone in tutta Italia tutti implicati nel medesimo disegno criminoso e che ha portato nel tempo ad immettere sul mercato monete e banconote false per svariate migliaia di euro. L’operazione di questa notte dei Carabinieri ha consentito non solo di interrompere e bloccare per sempre l’attività illecita della diffusa associazione a delinquere, ma ha permesso anche di tutelare ignari consumatori dal rischio di maneggiare e disporre di monete e banconote false. Dopo le formalità di rito gli arrestati sono stati tradotti presso il carcere di S. Angelo dei Lombardi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Complessivamente sono centonove ordinanze di custodia cautelare emesse dalla magistratura di Reggio Calabria nell’ambito di dell’operazione finalizzata a colpire l’attività dell’organizzazione dedita allo spaccio di banconote falsificate. L’operazione, denominata “Giotto”, ha coinvolto anche alcune località di Paesi esteri, tra cui Spagna, Lituania e Germania. Le persone coinvolte nell’operazione, secondo l’accusa, avevano dato vita a una vera e propria holding criminale. Il lavoro investigativo, coordinato dalla Dda della città dello Stretto, ha scoperto che gli indagati avevano costituito un’organizzazione a rete con ramificazioni anche all’estero. Nel corso dell’attività investigativa i Carabinieri hanno scoperto quattro laboratori per la falsificazione di monete, banconote e valori bollati, sequestrando danaro per un milione e 240mila euro.

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