Natale a tavola: no ai “cibi inquinanti” a favore dei prodotti di stagione del territorio

Natale a tavola: no ai “cibi inquinanti” a favore dei prodotti di stagione del territorio

21 Dicembre 2015

A Natale cresce l’attenzione sulla spesa alimentare e sui piatti da portare in tavola da condividere insieme a parenti e amici. Dalla Coldiretti la “black list” degli alimenti che sarebbe meglio evitare per aiutare anche l’ambiente.

Uno studio divulgato dalla Coldiretti in vista delle festività natalizie fa emergere come un consumo coscienzioso degli alimenti quanto più possibile a “chilometro zero” possa essere utile non solo alla salute, perché di provenienza più sicura e certificata, ma anche al pianeta, contribuendo a un minor inquinamento dell’aria.

Un generale stile di vita alimentare più responsabile, infatti, potrebbe contribuire a salvare il pianeta, considerando che il 40% delle emissioni sono legate ai trasporti, tra i quali una buona parte interessa proprio i trasporti del settore agroalimentare.

L’indagine della Coldiretti mostra una tabella che elenca dieci alimenti, la loro provenienza territoriale, la distanza dall’Italia in chilometri, le emissioni prodotte e il consumo di petrolio relativo.

Ne è emerso, nelle prime tre posizioni, che un chilo di ciliegie che giunge dal Cile per arrivare fino a noi deve percorrere ben 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e un valore di emissione pari a 21,6 chili di anidride carbonica. A seguire un chilo di mirtilli dall’Argentina, che vola oltre 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica, e l’anguria brasiliana che viaggia per oltre 9mila chilometri, bruciando 5,3 chili di petrolio e disperdendo 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto attraverso il trasporto con mezzi aerei.

Tra i prodotti “più inquinanti” ci sono ancora le noci della California, le more dal Messico, il salmone dall’Alaska, gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe, i melograni dalla Spagna e i fagiolini dall’Egitto.

Sottolinea la Coldiretti come il consumo, anche durante le feste di Natale, di prodotti fuori stagione e provenienti da migliaia di chilometri di distanza rappresenti una tendenza snob in forte ascesa. Sarebbe quindi meglio pensare ad alimenti del territorio che si trovano nel periodo specifico, che risultano anche più saporiti perché venduti avendo raggiunto il grado di maturazione necessario, al contrario di molti prodotti provenienti da molto lontano che spesso sono raccolti a un grado di maturazione incompleto per poter sostenere percorsi molto lunghi e quindi durare di più nel tempo.

La spinta è anche alla riscoperta di varietà meno diffuse del proprio territorio e di prodotti nazionali a sostegno sia dell’economia agricola locale, sia del sapore nostrano, sia dell’ambiente.


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