Mercogliano: centro sociale intitolato a Rachele Izzo, vittima di violenza di genere. L’assessore Pagano: “Il nostro è anche un appello a non tacere”

Mercogliano: centro sociale intitolato a Rachele Izzo, vittima di violenza di genere. L’assessore Pagano: “Il nostro è anche un appello a non tacere”

15 Settembre 2021

Alfredo Picariello – Il centro sociale comunale di Mercogliano, ubicato in via De Curtis (i cui lavori di sistemazione e ristrutturazione sono ormai alle battute finali), sarà intitolato a Rachele Izzo, mercoglianese, scomparsa durante la devastazione della cittadina ai piedi di Montevergine, avvenuta nel maggio del 1779 da parte dell’esercito francese che aveva invaso il regno di Napoli.

Un importante messaggio contro la violenza sulle donne. La proposta, fortemente voluta dall’assessore alle Politiche Sociali Elena Pagano, ieri è passata all’unanimità del corso del consiglio comunale. Tutti hanno votato a favore, il che fa comprendere la valenza del gesto.

Il 5 maggio del 1779 l’esercito francese operò un vero e proprio raid a Mercogliano. Furono uccisi diversi cittadini e il palazzo abbaziale di Loreto fu completamente saccheggiato.

La 48enne Rachele Izzo fu ammazzata mentre si trovava a casa “per difendere la propria purità”. Per lei, è prossimo l’avvio del processo di beatificazione. Potrebbe diventare Santa.

“Un’esperienza di vita così importante non va dispersa – afferma l’assessore Pagano -. L’intitolazione a lei del centro sociale di via De Curtis, è motivata dalla considerazione che Rachele Izzo rappresenta tutte le donne, non solo mercoglianesi, vittime di efferata violenza di genere. Inoltre, con questa intitolazione, si esprime la volontà dell’amministrazione comunale di Mercogliano, di tenere acceso il dibattito pubblico su ogni fenomeno di abuso fisico e psicologico perpetrato sulle donne”.

“Come si può leggere anche dalle cronache di questi giorni – prosegue l’assessore Pagano – il fenomeno della violenza di genere non accenna purtroppo a fermarsi. Serve una presa di coscienza collettiva. L’intitolazione di una struttura comunale in favore di una donna vittima di violenza, è anche un appello a non tacere, a rieducare al sentimento del rispetto umano e a richiedere maggiore severità contro chi si macchia di crimini femminicidi”.