Meeting Big Four USA: quali conseguenze?

Meeting Big Four USA: quali conseguenze?

17 Settembre 2020

L’importante meeting congressuale dei quattro colossi del settore tecnologico USA, tenutosi a fine luglio, non ha avuto l’immediata risonanza mediatica che ci si aspetterebbe. Ciò è sicuramente da attribuire al fatto che, ormai da diversi mesi, viene data priorità alle notizie relative alla crisi da coronavirus. Tuttavia, si è trattato di un evento di straordinaria importanza.

Davanti al Panel Antitrust della Commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti c’erano tutti e quattro: il presidente e amministratore delegato di Amazon CEO Jeff Bezos; il presidente e amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg; l’amministratore delegato Google Sundar Pichai: l’amministratore delegato di Apple Tim Cook.

Questi quattro titani del settore tech hanno dovuto affrontare la trafila di domande dei deputati. Le loro aziende sono state accusate di avere “troppo potere”, di diffondere disinformazione e fake news e di comportarsi come “cyberbaroni” servendosi del loro potere e ricchezza senza precedenti per annientare la concorrenza.

Un dibattito teso e impegnativo, insomma, durante il quale è emerso ciò che in molti già sapevano, ovvero che le Big Four del settore continuano a servirsi della propria posizione di vantaggio e supremazia per far fuori i loro concorrenti e imporre sovrapprezzi alle aziende e ai consumatori che si affidano ai loro servizi.  Tutti e quattro hanno hanno subito un intenso interrogatorio sulle pratiche perpetrate dalle loro aziende, ma soprattutto Zuckerberg, che ha ricevuto critiche da entrambi gli schieramenti.

È ormai risaputo che Facebook è la potentissima piattaforma grazie alla quale vengono diffuse le fake news, anche quelle che hanno influenzato importanti decisioni politiche, compresa l’elezione di Trump e la Brexit. Ma è stata anche attentamente esaminata l’acquisizione di Instagram, avvenuta nel 2012.

Bezos è stato sottoposto a domande sull’uso che fa Amazon dei dati provenienti dai venditori di terze parti nel prendere decisioni sulla piattaforma di vendita, nonché sulla priorità data alle spedizioni dei prodotti Amazon nel corso della pandemia.

A Pichai non è andata molto meglio: il gigante Google è stato accusato di abuso di potere e di aver rubato contenuti alle piccole imprese. Con Cook, forse, ci sono andati un po’ meno pesante, anche se Apple è stata accusata di detenere un potere “enorme” nel mercato delle app.

Insomma, per le quattro persone più potenti del mondo nel settore tecnologico non è stato semplice. Tuttavia, ora viene da domandarsi che tipo di azione verrà intrapresa a seguito del congresso.

I deputati hanno lasciato intendere che verranno introdotte nuove misure antitrust per impedire il monopolio che Facebook, Google, Amazon e Apple minacciano di detenere nei loro settori.  Fra questi, David Cicilline, un democratico del Rhode Island, ha dichiarato che queste aziende, per come sono oggi, hanno un monopolio e necessitano di essere regolamentate in maniera appropriata. Ha poi aggiunto che la situazione attuale “deve finire”.

All’indomani del meeting, non sono state ancora sviluppate delle line guida definitive su come dovrebbero essere implementate le nuove azioni antitrust, ma una cosa è certa: verranno introdotte regolamentazioni più severe (sia in merito alle pratiche quotidiane, sia in merito alle acquisizioni), le leggi antitrust verranno fatte osservare in maniera più rigorosa e le aziende saranno tenute a una maggiore trasparenza e a rendere conto del loro operato in maniera molto più dettagliata.

I problemi che i deputati USA si trovano ad affrontare riguardano non solo il modo in cui andrebbero implementate e mantenute le nuove politiche, ma il fatto che si tratta di quattro aziende che esercitano un potere incredibile, anche perché il nostro mondo è sempre più digitalizzato.

Non esiste infatti un solo settore che non sia stato coinvolto direttamente nella rivoluzione digitale: la nostra idea di TV è stata rivoluzionata dai servizi di streaming; gli innumerevoli negozi online hanno cambiato le nostre abitudini di acquisto; i casinò online hanno trasformato l’industria del gioco d’azzardo; i portali dedicati all’informazione hanno reso più facile che mai l’accesso alle ultime notizie.

Dal canto loro, i social media non hanno contribuito più di tanto alla digitalizzazione, ma ci hanno trasportati tutti in un mondo parallelo online, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne derivano, e acquisendo ancora più potere di qualsiasi altro strumento presente in rete.

Il passato, i deputati sono riusciti a limitare la supremazia di enormi aziende che detenevano (o minacciavano di arrivare a detenere) un monopolio (si pensi alla Standard Oil); oggi, con la fluidità e la continua espansione di internet, è ancora possibile mettere dei paletti? Un esame minuzioso delle attività dei Big Four era senz’altro necessario, ma l’avvento di trasformazioni radicali sembra improbabile, soprattutto considerando l’influenza che queste aziende hanno nella borsa americana.

Tutte e quattro, insieme a Microsoft, hanno visto il prezzo delle azioni impennare nel bel mezzo della pandemia, mentre la situazione finanziaria generale statunitense peggiorava, con i titoli che scendevano a picco. È quindi facile immaginare che l’eventuale limitazione ai loro poteri sarebbe dannosa per il prezzo delle loro azioni e avrebbe ripercussioni negative sulla borsa statunitense in generale, specie in questo momento di grande incertezza economica.  

I deputati hanno un compito difficilissimo: devono trovare un equilibrio nel prendere le decisioni, al fine di non danneggiare indirettamente l’economia statunitense, riuscendo, al contempo, a prevenire eventuali monopolizzazioni.