Mancano farmaci e infermieri, la vita quasi impossibile dietro le sbarre: Mele e Perna lanciano l’sos da Bellizzi

Mancano farmaci e infermieri, la vita quasi impossibile dietro le sbarre: Mele e Perna lanciano l’sos da Bellizzi

30 Agosto 2019

Alpi – Colloqui con circa 40 detenuti, per una visita complessiva di oltre cinque ore. Come ogni mese, Carlo Mele – Garante provinciale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale – e Giovanna Perna – avvocato penalista del Foro di Avellino e componente esperto del Tavolo del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale – hanno “ispezionato” il carcere di Bellizzi. Lo fanno ormai da tempo, in tutti gli istituti penitenziari della provincia di Avellino. Faccia a faccia con i detenuti, cercando di capire tutto quello che non va dietro le sbarre, provando anche a lenire, seppur per poco, qualche disagio. Ma, soprattutto, sono i loro portavoce all’esterno.

Continua ad essere l’aspetto sanitario, anche sulla base degli incontri di questa mattina, il nervo scoperto del carcere di Bellizzi. “Mancano i farmaci e già questo, di per sé, è un aspetto inquietante”, afferma Mele. Ma, nel complesso, è proprio l’assenza di certezza di un presidio sanitario completo dietro le sbarre, a preoccupare maggiormente. Non mancano soltanto i farmaci. Mancano anche gli infermieri, non ci sono psichiatri. Sono tutti aspetti fondamentali, ai quali va data una risposta, anche immediata, se possibile”.

Proprio per questo motivo, Mele si è già messo in contatto con il nuovo direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl di Avellino, Pietro Bianco. Ci sarà un incontro nei prossimi giorni. Ma non è solo la sanità ad essere carente. Un altro problema atavico, che influisce negativamente sulla vita carceraria a Bellizzi, è il sovraffollamento. “Abbiamo ormai raggunto un numero di detenuti che supera del 20% quello che sarebbe normale ospitare. A questo si aggiunga che non ci sono attività sociali o di recupero dei detenuti”. Insomma, il quadro è a tinte fosche. “Come ha detto l’avvocato Perna – sottolinea Mele – nel carcere di Bellizzi servirebbe fermarsi con una brandina. Sono talmente tanti e diversi tra loro i problemi dei detenuti che cinque ore all’interno dell’istituto proprio non bastano”.