ATRIPALDA- La Procura di Avellino ottiene il giudizio immediato nei confronti di Giuseppe Capaccio, classe 86, difeso dal penalista Alfonso Maria Chieffo, indagato per tentato omicidio in concorso con il padre Capaccio Pellegrino (per cui e’ stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari). Il Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza ha accolto la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Giovanni Sodano, il magistrato che ha coordinato le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Avellino. Secondo gli inquirenti, Giuseppe Capaccio, dopo aver estratto una pistola semiautomatico calibro 7,65 aveva puntato l’arma contro cinque persone giunte sotto la sua abitazione di Contrada Alvanite dopo una lite tra minorenni in piazza ad Atripalda. Dopo che le persone si erano date alla fuga , risalito sul balcone della sua abitazione, aveva sparato diversi colpi, altezza.uomo, in direzione delle stesse che, a bordo delle automobili erano riusciti ad evitare i colpi dandosi alla fuga. Capaccio Pellegrino, invece, per cui si procede separatamente, avrebbe istigato il figlio a far fuoco contro le persone, ordinandogli di recuperare la pistola e sparare. Il secondo episodio contestato al Capaccio e’ sempre di tentato omicidio, quando avrebbe estratto dalla tasca la
pistola calibro 7,65 e sparato diversi colpi, altezza uomo, in direzione delle dell’abitazione delle famiglia Romano, a
piano terra. I Carabinieri avevano repertato sei fori sul vetro delle due finestre che affacciano sul retro dell’abitazione. Anche in questo caso con il concorso del padre, che gli avrebbe detto: “Li puoi uccidere.. Pè”. Capaccio e’ accusato anche di detenzione e porto in luogo pubblico un’arma comune da sparo non catalogata, che i Carabinieri della Compagnia di Avellino avevano rinvenuto avvolta in uno straccio di colore rosa sul balcone dell” appartamento disabitato posto al di sopra dellabitazione di Capaccio. Anche quella di ricetttazione, per l’acquisto dell’arma e violazione degli arresti domiciliari. Il processo, a meno di richieste di rito alternativo da parte della difesa, partirà il prossimo 1 dicembre davanti ai giudici del Tribunale collegiale di Avellino.
Contestazione di tentato omicidio identica, con l’aggravante di aver compiuto i fatti mentre si trovava in regime di arresti domiciliari, anche per Capaccio Pellegrino, difeso dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo e di recente scarcerato per questo procedimento.
UN TERZO INDAGATO PER TENTATO INCENDIO
Nella ricostruzione dei fatti operata dai Carabinieri della Compagnia di Avellino, emerge anche un altro episodio avvenuto il 4 aprile scorso. Indagato per tentato incendio un ventiduenne familiare dei due Capaccio, C.S, che avrebbe minacciato “Ti do fuoco” ad una delle persone coinvolte nella lite finita a colpi di pistola e avrebbe prima cosparso di benzina la zona dove c’era il suo appartamento e poi lanciato uno straccio con liquido infiammabile. Per i due indagati non raggiunti dal decreto di giudizio immediato ora la Procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio.
Redazione Irpinia
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