L’Irpinia conquistata da Ranieri

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Non c’è che dire: il Teatro Carlo Gesualdo apre alla grande la prossima stagione teatrale. Nomi di spicco, sorprese e una grande apertura. Il 13 ottobre, infatti, sarà Massimo Ranieri, con il suo ‘Accussì Grande’, a dare l’avvio ai lavori di una stagione senza dubbio di successo. Ma non solo. Ranieri sarà presente anche il 19 settembre a Mirabella Eclano per una serata che avrà dell’indimenticabile. Lo spettacolo ha lo stesso titolo del nuovo cd, ‘Accussì grande’, il terzo disco in cui Massimo rilegge il repertorio classico napoletano con un piccolo aiuto da parte degli amici: il produttore Mauro Pagani, già braccio destro di Fabrizio De André; il chitarrista e arrangiatore Mauro Di Domenico, discretamente al suo fianco da anni. A questi si aggiungono gli altri amici musicisti, ballerini e tecnici e il manager Massimo Gallotta. Dunque, l’artista partenopeo riprende in mano la canzone napoletana e lo fa, come egli stesso spiega, per un motivo preciso: “in anni recenti o meno recenti, sono stati commessi molti crimini. Quelle canzoni sono state calpestate, strapazzate. Sono state assassinate. Il sentimento, il cuore in mano e tutte quelle sciocchezze. Io non mi chiamo fuori: ho la mia parte di responsabilità, per il passato. Da ragazzo cantavo quelle canzoni un po´ distrattamente, forse adagiandomi sulla consuetudine. Da uomo maturo la mia percezione è cambiata. Non scherziamo, quelli sono capolavori. Quelle sono opere d´arte che vanno rispettate”. Un modo, dunque, per ritrovare il centro, il cuore di tutte quelle canzoni. Restituire loro la dignità. Spogliarle e poi rivestirle. Dimenticarle e poi impararle da capo. E l’obiettivo, per quanto ambizioso, è senza dubbio meritevole. Un esempio? …‘O surdato ‘nnammurato era diventata una marcetta, una filastrocca, invece è l´ultima lettera d´amore di un giovane che va a morire. Ranieri ha così cercato di restituirle per intero la sua tragicità. Insomma, uno spettacolo da vedere. Vedere come non sembra capace di stonare nemmeno per sbaglio. Come non conosca cedimenti né incrinature. Com´è capace di cantare in equilibrio su una gran palla di gomma. Com´è capace di far “cadere il teatro”, come si dice in gergo, con i vecchi hit: “Se bruciasse la città”, “Erba di casa mia” e soprattutto “Perdere l´amore”, con cui vinse a Sanremo nel 1988. Quelle canzoni “pop” e “leggere”, come se la leggerezza non fosse una virtù, non sono in realtà meno classiche delle classiche napoletane. Eppure Ranieri non è soltanto canzoni. Un grande attore di teatro, che ha lavorato con Strehler e ha sfiorato Eduardo. E da qualche anno Massimo è anche un regista di lirica. Una carriera che ha avuto inizio quasi per caso, quando faceva il ragazzo del bar. Oggi giustamente si vigila sullo sfruttamento del lavoro minorile, ma chi se ne preoccupava allora? Viveva e lavorava al Monte di Dio, Pallonetto Santa Lucia. Portava i caffè al San Carlo, era affascinato dagli ori e dai velluti. Ed ora che ha raggiunto l’auspicato e sudato successo non demorde. Dopo la malattia che lo ha colpito lo scorso anno torna sul palco con la dignità di un piccolo ‘scugnizzo’ e di un grande uomo.

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