L’inchino che fece conoscere il clan in tutta Italia e il coraggio di Don Fernando

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C’e’ una data che ha fatto un po da spartiacque in tutta l’inchiesta sul clan Sangermano. Quella del 5 giugno 2016. A Livardi, la frazione di San Paolo Belsito feudo della famiglia Sangermano c’e’ come ogni anno la processione in onore della Beata Vergine del Rosario. Ma a differenza degli anni precedenti e di fronte alle autorita’ locali, dal sindaco al parroco e al comandante della locale stazione dei Carabinieri si consuma quello che per alcuni minuti e’ un vero e proprio “inchino” della statua davanti all’abitazione dei Sangermano, con tanto di cantante lirica presente in ossequio ad intonare l’Ave Maria. Il parroco, Don Fernando Russo, indignato dalla sosta assolutamente non prevista nella piazza Marchese di Livardi, aveva lasciato la processione “con fermezza e coraggio”. Sulla vicenda gia’ nella stessa serata il comandante della stazione dell’epoca, il luogotenente Antonio Squillante aveva prodotto un’annotazione di servizio. Per il Gip si tratta di un modo con cui il clan oltre ad ostentare il potere intimidatorio, ricercava anche consenso tra la popolazione. La vicenda aveva avuto una vasta eco a livello nazionale. Anche in quella occasione si sarebbero registrati chiari tentativi di ridimensionare la bolla mediatica che aveva creato fibrillazione. Storie di testimoni che avevano ritirato le precedenti dichiarazioni rese ai militari dell’Arma e un’ostilita’ nei confronti del parroco, Don Fernando Russo, che anche se non provato dalle indagini, ha portato nella misura cautelare a far riferimento anche ad alcuni strani episodi di danneggiamento ai danni di terreni di proprieta’ della Chiesa.