Le bordate di Mancino e l’invito a recuperare la politica

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Avellino – A Palazzo Caracciolo l’evento: nessun colore politico. Per un’ora e più, è stata accantonata l’appartenenza partitica. Nella sala Grasso di Piazza Libertà centrosinistra e centrodestra si sono ritrovati ad omaggiare l’uomo dell’equilibrio che è riuscito a mettere d’accordo schieramenti opposti. Unanime il consenso attorno al vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino. Parlamentari, assessori, consiglieri, sindaci, amministratori, vertici delle forze dell’ordine. Al tavolo: Nicola Mancino, Alberta De Simone, Pino Galasso. In prima fila: gli on. Ciriaco De Mita, Giuseppe Gargani, Cosimo Sibilia, Enzo De Luca, Mario Sena, Luigi Anzalone, Angelo Giusto, Pasquale Giuditta, Michele D’Ambrosio, Angelo Flammia, Raffaele Aurisicchio, il comandante delle Fiamme Gialle Bartolomeo D’Ambrosio, il Questore Vittorio Rochira, il Maggiore dei Carabinieri Francesco Merone, il Prefetto Costantino Ippolito e la dott.ssa Silvana Tizzano, il Comandante dei Vigili Urbani Carmine Tirri e il vice Rubicondo; e ancora: Gianluca Festa, Francesco Maselli, Domenico Gambacorta, Rosanna Repole,Generoso Cusano, Eugenio Salvatore, Enrico Ferrara, Oreste Ciasullo, Tommaso Saccardo, Modestino Verrengia, Vincenzo Alaia, Sergio Morella, Erminio D’Addesa, Carmine Pacifico, Marcello Zecchino, Ilario Spiniello, Enza Ambrosone, Giuseppe De Mita, Maurizio Petracca, Palerio Abate, Raffaele Pericolo, Mario Squittino, Michele Langastro, Eugenio Salvatore, Antonio Genovese,Sergio Barile, Enzo Venezia, Ivo Capone, Umberto Cammino, Luigi Mainolfi, Gerardo Adiglietti, Carmine Russo, Costantino Severino, Rosetta Casciano, Imma Pisano, Carmela Rega, Donato Pennetta, Pino Rosato, Domenico Covotta, Rodolfo Salzarulo, Mattia Trofa, Luigi Cardillo, etc. etc.
Una sala gremita e attenta ad ascoltare l’insegnamento di un uomo che ha dato lustro all’Irpinia e che ancora una volta ammonisce le forze della coalizione ad essere unite piuttosto che ad imbracciare il fucile. Ad aprirsi al dialogo piuttosto che accusare. Ad abbassare il tono della non intesa e a lavorare insieme anche con i partiti contrapposti mantenendo le divisioni, – humus della democrazia – il rispetto ma senza confondersi. Il tutto per un fronte comune: la tutela della comunità e del Paese. Non parole ma testimonianza di un passato non troppo lontano che invita alla riflessione rispetto ad un presente della politica che c’è, ma solo in parte.
“Ricordo – comincia così Nicola Mancino – il periodo del governo delle astensioni. Ricordo quando venne storicizzata la spesa. Ricordo le grandi polemiche delle amministrazioni. Ci siamo cimentati nel periodo più aspro. Allora (nell’80) abbiamo trovato grande solidarietà. Le forze politiche si sono divise ma ritrovate nei bisogni delle popolazioni, crescevano con il disagio. Sono entrato in Senato all’indomani del terremoto del Friuli. Si discuteva della ricostruzione. Nella Commissione Affari Costituzionali sentivo un’armonia. Le forze si sono unite nello sforzo. Mi sono sentito colpito da questo comune sentire nel Friuli e nel non sempre comune sentire che si registrava nel Mezzogiorno. Credo che le forze politiche possano, anche essendo diverse, confrontarsi. Quando si confondono vuol dire che non hanno capito bene le questioni del Paese”.
Nicola Mancino chiama in causa gli esponenti del centrodestra Gargani e Sibilia presenti alla cerimonia di ringraziamento organizzata dalla Provincia. A loro e non solo, l’interrogativo: “Come si possono unire le forze? Abbiamo creato un fronte comune pur non facendo scomparire le divisioni. Abbiamo conservato il rispetto. La polemica fine a se stessa non giova al territorio”.
“C’è la falsa idea – continua Mancino – che il bipolarismo sia stato inventato pochi giorni fa. La battaglia è una scelta di schieramenti che non significa demonizzazione dell’altra parte. Il bipolarismo c’era già nel 1948… Questa è la storia del paese che ognuno ha l’obbligo di rafforzare. Che non significa abdicare”.
Al deputato dell’Udeur Pasquale Giuditta: “Non sempre la pensiamo nello stesso modo ma ci dobbiamo rispettare. Ci possono essere diversità nella individuazione di strumenti ma c’è la consapevolezza che siamo nella coalizione. Bisogna potersi parlare”.
Un ammonimento a cui segue il ringraziamento a “Peppino Gargani con il quale non ci sono sempre state intese specie sul piano della giustizia” ma sembra dire, il rispetto sì. “C’è bisogno – continua il vice presidente del Csm – di un ritorno alla moralità pubblica. Nel ’68 posi ai medici l’incompatibilità e alcuni furono dichiarati decaduti. Quello era un indirizzo di moralizzazione… Questo rigore l’ho sempre avuto. Non è giustizialismo. Viviamo in una fase in cui c’è un ribaltamento: in una istituzione chiunque lavora deve lavorare in grande onestà intellettuale e morale. Sono stato al Comune di Avellino dal ’75 al ’92 e poi nel 2004. Quando ci sono tornato c’era l’asprezza della polemica. Ho trovato un clima un po’ diverso”.
In un passato non troppo lontano “i gruppi di lavoro si impegnavano ed erano convinti, assolvevano al ruolo che era assai delicato. Qui c’è un problema: si sono dilatati i servizi. Quando una Pubblica Amministrazione perde il controllo sull’apparato e quando un pubblico operatore non controlla, si perde l’efficienza. Le società miste (Global Service, ndr) sono un’anomalia. Se uno deve mantenerle miste, è necessario che ci sia una gara pubblica. C’è bisogno piuttosto che polemizzare, di offrire una proposta, una visione a tutto il Consiglio perché c’è chi fa polemica e non vuole lavorare e chi fa polemica e vuole lavorare. Quando c’è la percezione che non si controlla si conduce allegramente”.
Moralità, trasparenza, rispetto: le parole d’ordine per una politica con la ‘p’ maiuscola. A Nicola Mancino una medaglia d’oro (omaggio della Provincia) e una penna pregiata (dono del Comune di Avellino) auspicio di una carriera in crescendo. (Di Teresa Lombardo)

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