La carne, il pesce e le pinguinate. A Teora succede di tutto

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Quello che è successo a Teora con la mozione di sfiducia presentata nei confronti del sindaco Di Domenico è una… pinguinata. Così un mio amico che mi ha invitato ad affondare il bisturi, e di rimando lo accontento, ben consapevole, da testimone oculare dell’ultimo consiglio dell’8 scorso, che il destino di Salvatore Di Domenico era già stato deciso. Mi dispiace per il primo cittadino che ha tentato in tutti i modi di rimettere la casa in piedi, affidando a due belle presenze in consiglio incarichi di responsabilità e di impegni futuri. Non aveva capito, e probabilmente solo oggi.. ha compreso. La cena, quella della carne e del pesce in quel di Sturno era già stata consumata con antipasti e preamboli di leccornie iniziate da tempo, tra petali di margherite e tintinnii di campanili. La sua difesa davanti al popolo sovrano è apparsa “dolcemente” rammaricata e istintivamente ponderata: Casale il Giuda, Casale non collaborativo, Casale rimosso. Ma Casale non c’era, anzi, si era già dichiarato di centrosinistra e di minoranza. A parlare per Casale, ma guarda un po’, l’acerrima nemica del duo Salvatore-Peppino che spezzava una lancia per il baffuto avversario di paese e di comunità montana. Rosetta, che negli ultimi tempi è diventata più scaltra, intimamente gioiva: era consapevole che per Di Domenico le ore erano contate se la delega di vicesindaco veniva affidata all’altra bionda del consiglio, la più giovane Paola. E come spesso succede nei piccoli paesi, è sempre il forestiero che non deve parlare, il paesano ha invece sempre…diritto di parola. Perché tra consuoceri, parenti, commare, di battesimo, cresima o matrimonio, tutto e il contrario di tutto è la norma del vivere quotidiano. Ti puoi azzuffare, denunciare, sparlare,inimicare, ma alla fine scopri anche di essere compare. E dopo Paternopoli, Fontanarosa, insieme a Calitri dove si rivota unitamente a Lioni e tanti altri paesi, cade Teora e il primo cittadino Salvatore vicino a Iannaccone. Restano sulla carta, e a buon intenditor poche parole, Di Cecilia, Gambacorta e qualche sindaco in odore. Ricominceranno le cene e le voci di Teora si susseguiranno per vincere la noia e rimarcare i nuovi ruoli di conquista nella politica che conta. Resta l’amaro in bocca per tutta l’intera storia iniziata tra amici-nemici: ma l’abbondante cena consumata tra carne e pesce invita, almeno per ora, a gustare fino in fondo l’amaro della casa.

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