IL QUOTIDIANO…OGGI: ‘Candidature,no a De Mita’

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IL QUOTIDIANO…OGGI è ancora una volta il CORRIERE DELLA SERA. L’articolo apparso a pagina 5 sulla corsa verso le urne apre di fatto la campagna elettorale. Non poteva mancare l’antica polemica sulla figura carismatica di Ciriaco De Mita, che nel bene e nel male, da 11 legislature caratterizza il suo notevole impegno politico. Questo l’articolo:” In Transatlantico si materializza Beppe Fioroni e sul tappeto rosso si forma la fila, peones e dirigenti a consulto dal gran cardinale degli ex Popolari per sapere se saranno ricandidati, oppure no. Si avvicina Sergio Mattarella, presidente della commissione Codice etico del Pd nonché parlamentare da sette legislature. Lei si ricandida? «Non lo so ancora, vedremo…» si allontana a larghi passi il padre del Mattarellum, al quale certo non è sfuggito il «capo V» dello Statuto, dove sta scritto che dopo tre mandati si va a casa. È questo, a una manciata di ore dallo scioglimento delle Camere, il gran dilemma che tormenta i parlamentari del Pd, il partito della «nuova stagione » e dell’«aria fresca», come da vocabolario del veltronismo elettorale. «Lo volete capire che il Pd è un partito nuovo e non è la somma dei due partiti vecchi?», va ripetendo a porte chiuse Walter Veltroni. Detto così fa un gran bell’effetto, ma andarlo a spiegare ai silurati in pectore, molti dei quali vicini a D’Alema, Fioroni e Fassino, non è poi così semplice. Ciriaco De Mita, 11 inossidabili legislature: «Sono tanto indeciso…». Il partito ha già deciso per lui, ma chi lo conosce sa che non sarà facile metterlo da parte. «Io a dirigere la scuola del Pd? Per trasmettere ai giovani una grande speranza bisognerebbe averla». La speranza degli uscenti illustri è in un codicillo che prevede il 10% di deroghe, il che vuol dire una trentina di ciambelle di salvataggio per i vari D’Alema, Fassino, Rutelli (se non dovesse tornare in Campidoglio), Soro, Castagnetti, Amato, Bindi, Parisi, Follini… Romano Prodi ha detto che farà il nonno il che rischia di indebolire fedelissimi come Levi, Sircana, Santagata o Monaco, ma l’elenco dei big è comunque ben più lungo dei posti in lista e quindi, come si dice, ne vedremo delle belle. Giovanna Melandri? Quattro legislature. Livia Turco? Sei. Anna Serafini? Cinque. Per la moglie di Piero Fassino nel 2006 scattò l’eccezione e fu polemica. E ora il caso Serafini è destinato a riesplodere. Anna Maria Carloni invece, consorte di Antonio Bassolino e senatrice anche lei, a Palazzo Madama c’è stata solo mezza legislatura, ne esce «con l’amaro in bocca» e buone probabilità di tornarci: «Non disarmo, ma mi rimetto ai vertici del partito ». Ci sono nomi scomodi come la teodem Paola Binetti che nessuno vorrebbe candidare, ma il cui scranno è a prova di bomba. «Far fuori Paola — spiega senza imbarazzi Enzo Carra — sarebbe visto come una epurazione». A quota sei (legislature) ci si imbatte nel derogato eccellente D’Alema, deciso a correre da capolista in Puglia per il Senato. E lì, se Berlusconi terrà fede alla promessa di una Camera all’opposizione, dovrà vedersela con Franco Marini per lo scranno di presidente. Ad Anna Finocchiaro, Veltroni ha chiesto il sacrificio più grande: sfidare in Sicilia l’erede di Cuffaro. Ma ieri, faccia a faccia col leader, lei ha detto «no grazie », per correre nel Lazio o altra regione chiave. Mimmo Lucà teme la scomparsa dei suoi cristiano sociali, Franco Bassanini difficilmente tornerà in pista e il tesoriere ds Ugo Sposetti, tre legislature alle spalle, non sembra preoccupato: «Il Parlamento ancora non è sciolto e lo Statuto non è stato approvato. Dopo, vedremo». Luciano Violante, invece, si tira elegantemente fuori. «Dopo 28 anni di vita parlamentare mi pare che possa bastare». Può sempre chiedere per iscritto la deroga… «A un ex presidente della Camera la darebbero, ma non mi interessa. Ho imparato un sacco di cose che vorrei trasmettere ad altri». Violante farà il professore, Massimo Cacciari resta sindaco a Venezia, Peppino Caldarola rischia di soccombere causa monocolore dalemiano in Puglia («Sto riflettendo»). E Antonio Polito, ex Margherita di rito rutelliano, potrebbe tornare a fare il giornalista, con qualche sollievo di chi ne teme gli affondi: «Io scomodo? Anche il Pd comincia ad esserlo. Prima di decidere se mi ricandido devo decidere se lo voto». (di Monica Guerzoni) del Corriere della Sera del 6.02.2008

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