Il futuro del centrosinistra – La mossa di Calenda rappresenta un assist al Partito democratico per uscire dal limbo e dimostrare di essere una vera forza riformista

Il futuro del centrosinistra – La mossa di Calenda rappresenta un assist al Partito democratico per uscire dal limbo e dimostrare di essere una vera forza riformista

19 Ottobre 2020

Michele De Leo – L’annuncio ufficiale – arrivato nel corso della trasmissione Rai di Fabio Fazio, “Che tempo che fa” – con il quale Carlo Calenda conferma la disponibilità a candidarsi per la carica di sindaco di Roma è destinato a creare ulteriore confusione nello schieramento di centrosinistra. Oppure, ma è un’ipotesi poco credibile, potrebbe contribuire finalmente a fare chiarezza in una coalizione in cui continuano a prevalere conflitti e tensioni, in cui tutti si sentono leader e indispensabili e nessuno immagina di poter essere semplicemente utile alla causa. Il futuro, purtroppo per gli elettori del centrosinistra, è nelle mani del Partito Democratico, una forza politica che cerca ancora una sua identità, che fatica a scegliere se rimanere il bruco appiattito sulle posizioni del Movimento Cinque Stelle pur di continuare a stare al Governo oppure se diventare finalmente quella farfalla riformista che tutti – al tempo della sua fondazione – auspicavano. Molti – a cominciare proprio da Calenda e da Matteo Renzi, ma anche tanti ex elettori – hanno smesso di crederci. L’ex Ministro dello sviluppo economico ha, però, voluto offrire ancora un’occasione al partito guidato da Nicola Zingaretti: aprire, da subito, un tavolo sulle prossime amministrative della Capitale con tutte le forze di centrosinistra per definire, prima ancora dei nomi, un progetto credibile. Calenda è, inutile nasconderlo, un nome forte: la sua disponibilità a candidarsi alla carica di sindaco di Roma può essere – per il Partito democratico – l’occasione della svolta, quella in cui dimostrare che i pilastri su cui è stata costruita questa forza politica sono rimasti ancora solidi. Difficile immaginare – ma, in questo momento politico e, soprattutto, con questo Partito Democratico, tutto è possibile – che si possa convergere su un sostegno a Virginia Raggi la quale – pur con qualche mugugno all’interno dello stesso Movimento – ha già annunciato di volersi ricandidare ed è in campagna elettorale da molti mesi. Il centrosinistra è chiamato ad una scelta difficile: Calenda può rappresentare il nome buono per tornare a governare la Città Eterna, una scelta diversa rischierebbe di offrire il fianco agli avversari della coalizione di centrodestra che – onde farsi trovare impreparati come è già accaduto in alcune regioni, Campania in primis – sono pronti ad avviare il confronto su programmi e candidati. Il leader della Lega Matteo Salvini ha già annunciato un summit imminente con Giorgia Meloni ed Antonio Tajani e la volontà di trovare un candidato che sia espressione della società civile. Di contro, la decisione di convergere sul nome di Carlo Calenda significherebbe – per il Partito democratico ed il centrosinistra più in generale – abbandonare il percorso delle primarie. Chiedere all’ex Ministro dello sviluppo economico di candidarsi alle primarie – seppure lo stesso Calenda non abbia escluso questa eventualità – significherebbe volersi fare del male da soli. Soprattutto, sarebbe un modo elegante per confermare la volontà di virare su altri – certamente più deboli – candidati e, soprattutto, di voler rimanere all’opposizione nella città di Roma.