IL COMMENTO – Ottopagine e la Martinetti

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(di Antonio Porcelli) – Ho ancora stima di Chiara Argenio e Camillo Caruso per l’amicizia che ci lega e per quanto è stato fatto per mia madre nei cinque anni ospite presso la struttura Le Ville di Montefalcione prima di spegnersi a dicembre. Anzi, interpretando anche il pensiero di mio fratello Gianni, saremo disponibili a tutte le iniziative a favore della struttura della Teoreo, avendo conosciuto ed apprezzato tanta professionalità ed umanità che rende meno difficile l’esistenza in vita di molti anziani e giovani sfortunati. Mi lega ad entrambi un cammino comune, iniziale ad Ottopagine e con la Teoreo, senza dimenticare che Chiara è anche testimone delle mie nozze. Mai uno screzio, mai una polemica ci ha accomunati in questi anni, nonostante le diversità delle scelte effettuate e probabilmente gli orientamenti diversi. La premessa è d’obbligo per far comprendere alla “sorda” della satira irpina che quotidianamente accompagna in edicola Ottopagine, del livello provocatorio che caratterizza il suo comportamento e le sue esternazioni. Non fa ridere. Anzi, offendendo il comune senso del pudore, spesso insinua giochetti linguistici sempre con il fine erotico senza tener conto della storia e dello spessore dei personaggi citati. Mila Martinetti appare ogni giorno che passa, una popolana. Con la differenza che la gente del popolo vive di semplicità, Lei vive di pettegolezzi ammantati di pseudo-borghesia. Acquistando ogni giorno Ottopagine ed altri quotidiani, noto le differenze, lo stile e anche l’amicizia. Questa signorina Martinetti, non è né amica e neanche un buon esempio. L’ultima sulle donne e sulla loro “forza morale” citata dal discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, poteva risparmiarsela. La signora Rosanna Repole (in Porcelli) ha troppo spesso sorvolato sulle insinuazioni di questa donna e del suo alter ego che appare su una emittente locale che non si vede purtroppo in Alta Irpinia. Forse è il caso di dire basta: la satira è figlia dell’intelligenza, e mi dispiace dirlo, il giornalismo irpino ha bisogno di altre idee.

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