“Il carcere non serve più a niente. E che senso ha avere bambini dietro le sbarre come a Lauro?”. Il grido di dolore di Mele (Caritas)

“Il carcere non serve più a niente. E che senso ha avere bambini dietro le sbarre come a Lauro?”. Il grido di dolore di Mele (Caritas)

12 Settembre 2019

Alpi – La presentazione dell’ultimo libro di Beppe Battaglia è stata caratterizzata anche da un interessante intervento di Carlo Mele, direttore della Caritas di Avellino e garante regionale per i diritti dei detenuti. Mele ha ricordato le sue recenti visite, con la Camera Penale, in alcuni istituti penitenziari irpini, come Avellino ed Ariano. “Ci siamo resi conto, ancor di più, che il carcere non serve davvero a niente – dice -. Ne prendo sempre più consapevolezza. L’Asl non garantisce i diritti primari ai detenuti, ad esempio. La giustizia non funziona, gli avvocati di ufficio chissà se qualcuno li ha mai visti. Di riabilitazione e rieducazione manco a parlarne. Nelle carceri si quadruplicano i disagi”.

Alle difficoltà oggettive, se ne aggiungono altre dovute anche alla lontananza di alcuni penitenziari irpini. “Ad Ariano il 98% dei detenuti sono ragazzi. E sono quasi tutti napoletani. Ma la città del Tricolle non è molto agevole da raggiungere da Napoli. Lo stesso dicasi per Sant’Angelo dei Lombardi, dove addirittura non arrivano i mezzi pubblici. Ad Ariano – aggiunge – in un padiglione completamente nuovo, ci sono due ascensori rotti. Allora viene da pensare: ma buttiamo le chiavi e ricominciamo daccapo”.

Mele riflette anche sul carcere di Lauro, una delle 5 strutture in tutta Italia a custodia attenuata, ossia gli Icam, che permettono alle mamme detenute di vivere una sorta di normalità con i loro figli, senza grate né sbarre. “Per carità, è una bella struttura. Ci sono dieci mamme ed undici bambini. Per me i bambini non devono stare in carcere. Mi chiedo e chiedo: ha ancora senso espiare la pena in carcere? Secondo me la pena può essere espiata in comunità”.