Il 2020 della politica – L’anno della riconferma di De Luca e dell’ennesimo congresso mancato del Pd, del flop a Cinque Stelle di De Mita e della D’Amelio che cade sempre in piedi

Il 2020 della politica – L’anno della riconferma di De Luca e dell’ennesimo congresso mancato del Pd, del flop a Cinque Stelle di De Mita e della D’Amelio che cade sempre in piedi

30 Dicembre 2020

Michele De Leo – Quello che sta per andare via è un anno che, per tutti, sarà da dimenticare. La pandemia da Covid 19, l’emergenza sanitaria ed economica, i lutti, i drammi rappresentano pagine che ognuno vorrl lasciarsi al più presto alle spalle. Il 2020 è stato un anno molto particolare anche dal punto di vista politico: l’appuntamento clou, le elezioni regionali, sono state fortemente condizionate, inutile dirlo, dall’emergenza Covid 19. E’ noto che Vincenzo De Luca – riconfermato, con percentuali bulgare, sulla poltrona di Governatore della Regione Campania – è stato baciato dal Covid: senza la pandemia sarebbe stato scaricato da tutti gli alleati e persino dal suo stesso partito. Di contro, il centrodestra campano è stato fortemente ridimensionato dall’emergenza coronavirus: la coalizione avrebbe vinto a mani basse le elezioni in Campania nonostante contrasti e litigi sulla candidatura apicale. Va dato merito al leader della Lega Matteo Salvini che ha saputo mantenere gli equilibri della coalizione: dopo aver compreso che De Luca avrebbe vinto contro qualsiasi avversario, ha lasciato campo libero a Forza Italia e alle sue pretese di candidare – come da accordi – un proprio rappresentante alla carica di Presidente della Regione. Stefano Caldoro ha perso nettamente ma, senza il Covid, non sarebbe stato alla guida della coalizione di centrodestra. Il voto per le regionali conferma, nel contempo, pure la bocciatura per il Movimento Cinque Stelle: il flop, che arriva poco più di due anni dopo i miracoli delle parlamentari del marzo 2018, poggia pure le basi sull’operato del Governo in merito alla gestione dell’emergenza Covid. Rimanendo entro i confini della provincia, il 2020 è stato l’anno – l’ennesimo – delle guerre intestine nel Partito Democratico e di un nuovo congresso mancato. Il partito, in Irpinia, è ancora commissariato e guidato da Aldo Cennamo, ex parlamentare napoletano che ha avuto il merito di tenere a bada le varie correnti e riuscire a chiudere una campagna di tesseramento che – senza Covid – avrebbe potuto portare il Pd ad un congresso per l’elezione di una guida. Rimanendo nell’ambito prettamente politico, c’è poco altro da custodire e conservare. L’effetto Covid ha penalizzato persino la Lega che, nello scorso mese di giugno, si era giocata la carta Salvini: il leader del Carroccio è arrivato ad Avellino per l’inaugurazione della sede del partito e, quindi, si è portato pure ad Ariano. Era stata annunciata la sua presenza anche nel piccolo comune di Cassano – il sindaco Salvatore Vecchia è un suo fedelissimo ed è stato candidato per una poltrona del consiglio regionale – ma la visita è saltata. La lista della Lega, però, si è fermata in Irpinia poco sotto il 5%. Un altro flop è quello di Ciriaco De Mita, costretto prima ad un accordo con Fare Democratico per riuscire a completare le liste e, quindi, a fermarsi appena sopra al 6% in Irpinia, insufficiente per portare un rappresentante nel parlamentino di palazzo Santa Lucia. Per quanto concerne i vari personaggi – ne parleremo a parte – l’anno che si avvia a conclusione è stato caratterizzato soprattutto dagli exploit di Livio Petitto e Maurizio Petracca e dagli autogol di Rosetta d’Amelio, l’ex presidente del consiglio regionale bocciata dall’elettorato ma capace di cadere sempre in piedi. Un’ultima, doverosa considerazione non può non riguardare l’ennesima occasione mancata per dare avvio ad un rinnovamento che tanti predicano ma tutti si guardano bene dall’attuare. Tanti, pure giovani hanno accettato di candidarsi alle elezioni regionali: la gran parte consapevole di non avere la benché minima possibilità di centrare l’elezione. Ancora una volta, bisogna guardare all’anno venturo per sperare in uno scatto di orgoglio, con la speranza che i pochi ragazzi d’Irpinia sappiano ribellarsi alle imposizioni e non guardino alle scorciatoie come unica strada possibile.