FOTO E VIDEO / Il silenzio di Sant’Angelo, 40 anni dopo. “Io, sindaco, sono vivo per miracolo. Mi salvò mio nonno”

24 Novembre 2020

Alfredo Picariello – Il silenzio ed il ricordo sotto una luna che somiglia un po’ a quella di 40 anni fa. Solo che il 23 novembre 1980, tramandano le cronache dell’epoca, la luna era piena. Ieri, invece, era a metà. Dall’alto, anche ieri, faceva comunque capolino su uno dei paesi più feriti dalla terribile scossa e si notava bene guardando la cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi. Qui la commozione ed il ricordo hanno squarciato il silenzio di una serata umida, perfettamente in stile “zona rossa” per il covid anche se, nel pieno rispetto delle norme anticontagio, la chiesa si è riscaldata da un buon numero di presenze.

Alle 19.34 in punto, ora in cui la terra tremò in Irpinia e Basilicata, un carabiniere trombettiere in Grande Uniforme, ha intonato un minuto di silenzio. Sull’uscio della cattedrale c’è Tony Lucido, presidente della Pro Loco Alta Irpinia, che anche a noi di Irpinianews ha raccontato, poche settimane fa, i ricordi di quella maledetta sera.

Lucido ha un orecchio rivolto all’interno della chiesa ed un altro fuori. Tutte le Misericordie della provincia di Avellino, infatti, suonano le sirene delle proprie ambulanze, per un minuto, dalle ore 19,34 alle 19,35.

Subito dopo, sua Eccellenza Pasquale Cascio, arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi, celebra la messa in ricordo. Ci sono il sindaco, Marco Marandino, con tanto di fascia tricolore; Rosanna Repole, consigliere provinciale che, 40 anni fa, a soli 32 anni divenne sindaco due giorni dopo il terremoto, giurando sotto una tenda, perché sotto le macerie il sindaco di allora morì.

E ci sono, ancora, il colonnello dei carabinieri Caprio, comandante del reparto operativo di Avellino, il capitano Minieri, comandante della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi, esponenti della Finanza e della Polizia, Gianfranco Rotondi ed il consigliere regionale Livio Petitto.

Il sindaco Marandino è un sopravvissuto del terremoto, è vivo per miracolo, grazie al nonno che, con il suo corpo, gli ha fatto da scudo. Il ricordo è ancora nitido, così come il ricordo delle ore trascorse sotto le macerie, in attesa dei soccorritori.

“E’ una sera che non si deve dimenticare”, dice il Vescovo Cascio. Ed ha ragione. Perché, quella sera, mai nessuno la dimenticherà mai. Soprattutto a Sant’Angelo dei Lombardi.