Festa Cittadina della Cdl, Gasparri: “Uniti si vince”

14 Novembre 2005

Avellino – Nessuno si è stupito di fronte alle frecce lanciate dagli archi avvelenati della Casa delle Libertà contro quella macchina da guerra “clientelare” che irrompe sulla scena come un carro armato e la sovrasta. Conservando ‘proiettili’ pronti a colpire il nemico, lasciandolo sul campo pur avendo ancora munizioni, e vincendo battaglie più o meno importanti.
E’ quel consenso che continua a giustificarsi con promesse ad elettori speranzosi di vedersi proiettati in un futuro migliore o quanto meno diverso. Ma la Festa cittadina della Cdl, voluta dai capigruppo di Piazza del Popolo Giovanni D’Ercole, Gennaro Romei, dai consiglieri Modestino Iandoli, Carmine Montanile, etc. etc., non è stata solo questo. Un’occasione piuttosto, per ritrovare se stessi. Per riannodare i fili di una maglia apparsa da più parti sfilacciata.
Un confronto maturo che ha visto al tavolo del Victor Hugo esponenti di spicco della vita locale, regionale e nazionale: a partire dai capigruppo di An Franco D’Ercole, di Forza Italia Cosimo Sibilia (che qualche giorno fa, dietro le quinte aveva confessato di partecipare alla festa perché l’invito non gli era pervenuto da parte di Antonio De Mizio), dal segretario regionale Udc Arturo Iannaccone, per finire – non per ordine di importanza si intende – con l’europarlamentare Giuseppe Gargani e il Ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri. (Nella sala c’erano tra gli altri e non c’è da stupirsi più di tanto – Venezia fedelissimo sibiliano, almeno è quanto si avverte da più parti), Angelo D’Amelio, Antonio Bonaiuto, Antonio De Mizio, Elio Iannuzzi, Claudio Rossano, Enrico Ferrara della Cisl). Non manca il cabarettista Umberto Valentino che ha intrattenuto esponenti, simpatizzati del centrodestra prima del taglio del nastro nella casa culturale avellinese del Victor Hugo.
Ma andiamo per ordine.

STATUTO OSTEGGIATO DA AVVERSARI E ALLEATI “NON PRONTI”

Comincia Franco D’Ercole, non prima di aver ricordato i martiri di Nassirija, che sollecitato dal giornalista Paolo Maniero, mette in luce come uno strumento da lui voluto non abbia trovato la piena approvazione a causa di fattori esterni ed interni: avversari e alleati contrariati.
“Abbiamo approvato lo Statuto solo in prima lettura. Il tutto avrebbe portato inevitabilmente alla legge elettorale. Smantellando il conservatorismo regionale e la logica dei privilegi che degenerano in condizioni illiberali fino a diventare distorsive del sistema democratico.
La giustizia non funziona in Italia: c’è un sistema che, nascondendosi dietro la cortina dell’autonomia, fa cose pazzesche. Risorse utilizzate in maniera bislacca”.
Il discorso Statuto viene ripreso da chi lo aveva inizialmente osteggiato: Cosimo Sibilia che spiega come l’approvazione a sei mesi dalle regionali fosse prematura e come i Comunisti e non solo, fossero contrariati. E come nessuno fosse pronto, compreso lui, alla riforma della legge elettorale.
Un passo in avanti c’è stato: “Abbiamo ricominciato a discutere di Statuto scrivendo regole certe”.
Dopo una breve parentesi, che non vuole apparire come un mea culpa ma semplicemente un dato di fatto, affila le lame dei coltelli di fronte ad una situazione politica regionale e locale che vedrebbe il consenso del centrosinistra, e specie quello della Margherita, in auge per un semplice motivo: riesce a far leva sul bisogno e sulle speranze della gente. Da qui l’invito ad essere propositivi, per bandire forse le polemiche e andare avanti in nome di un’armonia necessaria per poter affrontare un avversario che comunque sia, darà filo da torcere. E’ pur vero che tra il dire e il fare…
“La Casa delle Libertà esiste. Ci sarà uno scontro elettorale duro contro una macchina da guerra che fa delle sue clientele l’arma vincente”.

IL MEA CULPA DI ARTURO IANNACCONE

Continua Arturo Iannaccone che non manca di recitare una sorta di mea culpa flash dinanzi ad una condizione di “decadenza generale” e alla reazione del centrodestra “responsabile di non riuscire ad esprimere a pieno soluzioni che affrontino le difficoltà interne”.
Lo stile del capogruppo regionale ritorna poi prepotente.
“Ci troviamo in una condizione di assoluta eccezionalità e gravità che mette a rischio quel tessuto di libertà individuale che non ci fa essere tranquilli rispetto al nostro futuro. Bassolino ha cooptato la cultura. Ha svuotato i serbatoi dell’analisi critica. Tutti i commentatori della nostra regione, sono stati cooptati nel Comitato scientifico di Palazzo Santa Lucia. Queste sacche parassitarie sono state ulteriormente riempite”.

LO SPRECO DEGLI ENTI: IN POLE LA PROVINCIA TARGATA DE SIMONE

L’analisi del massimo esponente dell’Udc continua non senza aver preso di mira il palazzo degli “sprechi”: l’Ente Provincia.
“A fronte di un bilancio di 600 miliardi di vecchie lire, ha speso solo il 5% di fondi in conto capitale. E per di più, si impegnano migliaia di euro nella comunicazione istituzionale”. Nulla contro le riviste che “pure hanno la propria importanza, ma contro l’erogazione dei fondi ai giornali: si rischia di registrare il condizionamento degli organi di stampa”.

CENTROSINISTRA “IMPARENTATO”

“Qualcuno si scandalizza che il presidente del Consiglio regionale sia moglie di un leader nazionale? (Fa riferimento a Clemente Mastella, ndr). Questo è il centrosinistra delle parentele e dei consulenti. Non so se questi consulenti siano occulti finanziatori di questi partiti. Siamo in un sistema che si sta corrompendo in maniera devastante”.

NESSUN CANDIDATO CHE NON SVOLGA IL RUOLO DI OPPOSITORE

Iannaccone continua nella sua analisi nella quale prende di mira anche Italo Bocchino che non ha voluto più ricoprire il ruolo di oppositore alla Regione. “E’ evidente che il centrodestra non può candidare chi non svolge questo ruolo. Certamente gli elettori non voteranno favorevolmente Mastella: sappiamo i metodi dei ribaltoni. Non voteranno con entusiasmo la Margherita che si alleerà con i Democratici di Sinistra”.

LE BACCHETTATE DI GARGANI A SIBILIA E ‘COMPAGNI’: “Basta lagnarsi”

Continua nell’excursus l’on. Giuseppe Gargani che rompe il velo non solo quando si tratta di accusare l’avversario ma anche quando si tratta di ‘richiamare’ l’alleato. “All’interno dei nostri partiti non si fa altro che lamentarsi senza pensare di porre l’attenzione sui veri problemi. Dobbiamo essere realisti. C’è un ottimismo perché si è arrivati in un momento di svolta. Ci troviamo in un momento in cui le nostre storie sono lo squilibrio tra la giustizia e il potere. Lo scontro dei tribunali contro il potere che ha portato ad una diffusa sensazione di illibertà. Ad oggi non abbiamo risolto questo problema. Siamo ora alla vigilia di un nuovo squilibrio del Capo dello Stato. Il Capo dello Stato è strattonato dalla sinistra per bloccare le leggi. Dall’altra lo si fomenta. Inciderà negativamente. Noi cercheremo di bloccare questo sistema”.

CDL SENZA STECCATI: “MIOPE CHI LITIGA IN PUBBLICO”

“Le riforme le abbiamo fatte. Abbiamo governato bene. Se siamo in difficoltà dobbiamo interrogarci. Mi riferisco alle difficoltà rispetto a quel sistema elettorale introdotto dal centrosinistra che ha corrotto il Paese e gli enti locali. La corruzione deriva da poteri improvvisi e locali. Ma allora a fronte di questo, perché non vinciamo? L’8 novembre abbiamo approvato una Carta di Valori della coalizione che è il massimo mai raggiunto dai partiti. Dall’altra parte (il centrosinistra, ndr) non si arriverà mai ad approvarla. Anzi la Carta dei valori la possono fare avendo come filo conduttore l’odio nei confronti di Berlusconi che lo rende ancora più simpatico. Siamo una coalizione che ha superato i vecchi steccati. E’ pure vero che litighiamo dalla mattina alla sera. Esempio: Follini (e non solo, ndr). Ma è la storia. Il famoso detto che i panni sporchi si lavano in casa, non fa parte più di questa storia politica. Poiché la rottura non c’è, è davvero miope litigare in pubblico”.

L’APPELLO DELL’EUROPARLAMENTARE FORZISTA: “Moderati, venite con noi”

“Dobbiamo improntare la nostra campagna elettorale sulla impossibilità del centrosinistra di stare insieme. Ai moderati che non vedono bene l’ammucchiata che sta facendo la Margherita, dico: Venite con noi”. E ancora. Contro un Prodi “impudente”: “il sistema elettorale lo abbiamo modificato per far risolvere una serie di problemi. I partiti ritornano. Si riforma una coscienza. Non ci sarà più il titolare del collegio a fare il bello e il cattivo tempo”.
E poi la conclusione che ha tutto il sapore di uno slogan ma forse anche di una verità: “In politica bisogna esserci prima di vincere”. “Noi abbiamo tutte le condizioni per esserci e per vincere. Dobbiamo però riacchiappare la ragione della libertà”.
Un finale con i botti che vede il Ministro Gasparri ‘sornione’ specie quando si tratta di elencare una per una le riforme che il Governo Berlusconi ha portato innanzi. (legge Biagi, delega fiscale, legge contro il terrorismo, riforma delle pensioni, riforma previdenziale “senza fare macelleria sociale”, riforma al codice della strada – il 20% di morti in meno -, riforma della scuola e dell’università “contro vassalli e baroni”, legge sull’immigrazione, legge sulla fecondazione, nuovo codice dell’ambiente, riforma delle forze armate, devolution, etc. etc.). “Più di venti a fronte di un centrosinistra che non ne ha fatta una. Anzi qualcuna: cancellò nel ’98 i fondi per Sud e le isole”.
Insomma una Cdl non fatta di “zulù inadatti ma di persone competenti” in grado di ricondurre la Lega al dialogo. “La storia ha dimostrato come le forze che si spaccano perdono. Le forze che si uniscono vincono. Nel 2006 tutti e due gli schieramenti si presentano con il massimo delle truppe, tranne qualche rara eccezione (…). Non dobbiamo essere pessimisti, anche sulla scorta delle cose fatte”.
Una Cdl che non vuole procedere con il freno incorporato ma che intende andare spedita nella direzione agognata.
Le politiche sono ormai alle porte: non resta che imbracciare il ‘fucile’. Che vinca il migliore o meglio chi riuscirà a ‘conquistare’ più proiettili o cartucce, a seconda dei punti di vista.
(Di Teresa Lombardo)


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