Dissesto idrogeologico:105 comuni a rischio in provincia di Avellino

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‘Ecosistema Rischio 2006’: 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, il 70 per cento del totale dei comuni italiani, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Un territorio reso particolarmente fragile dall’abusivismo, dal disboscamento dei versanti e dall’urbanizzazione irrazionale. Basti pensare che nel decennio 1991-2001 il Paese Italia è stato colpito da circa 13mila eventi di dissesto idrogeologico, di cui 12mila frane e oltre mille piene. Sono questi alcuni dei dati di Ecosistema Rischio, l’indagine di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile, realizzata per fotografare la reale situazione dei comuni italiani a rischio idrogeologico. Un ritratto scattato regione per regione e che punta il flash anche sulla Campania che offre 193 comuni a rischio frana, 67 a rischio alluvione, 214 sottoposti ad entrambi i pericoli. Per quanto riguarda, nello specifico, il territorio avellinese i paesi a rischio sono ben 105, l’88 per cento dell’intero territorio: 80 per frana, 8 per alluvione e 17 sottoposti ad entrambi i rischi. Tra gli 863 comuni di tutta Italia passati al setaccio, emergono nella classifica Mercogliano al 53° posto, Avellino al 261°, Forino al 528°, Pietrastornina al 592°, Sperone al 778°, Mugnano del Cardinale e Carife, rispettivamente al 838° e 839°. Una prospettiva certamente non apocalittica ma preoccupante, soprattutto se si pensa che la situazione dipende in maniera determinante da scelte errate in materia ambientale: abusivismo, urbanizzazione delle aree golenali e mancata manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua. Secondo l’indagine condotta, infatti, questa situazione non è solo eredità del passato in quanto ancora oggi l’abusivismo aggredisce fiumi e torrenti e troppo spesso le opere di messa in sicurezza realizzate lungo le sponde divengono alibi per continuare a costruire in aree a rischio. Ma la novità sembra in arrivo. Quest’anno, infatti, i fondi stanziati dalla Finanziaria per la difesa del suolo tornano a crescere in modo consistente segnando un’inversione di tendenza verso la buona gestione del territorio, e mettendo la sicurezza dei cittadini tra le priorità assolute del loro lavoro. L’indagine ha preso in esame anche le azioni che i comuni devono compiere per contrastare il rischio idrogeologico. Da un lato, le attività ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la manutenzione degli alvei e delle opere idrauliche nonché le delocalizzazioni delle strutture in aree a rischio. Dall’altro, la redazione dei piani di emergenza, aggiornati e conosciuti dalla popolazione affinchè si sappia esattamente cosa fare e dove andare in caso di emergenza.

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