Coldiretti-Licursi: Prodotto e territorio: la ricetta per l’Irpinia

20 Novembre 2005

La Coldiretti di Avellino promuove una nuova formula per il rilancio dell’Irpinia. E parte da un’analisi: un territorio ricco di paesaggi rurali e colture tipiche, che ha visto crescere in questi anni il numero delle aziende biologiche (da 99 a 555). Un aumento a cui ha fatto riscontro un forte incremento dell’agriturismo, anche grazie alla presenza di aree protette e produzioni di eccellenza, a partire dai vini. L’agricoltura, nel periodo 1998-2004, nonostante una flessione pari a circa l’11 per cento, rappresenta comunque, secondo il rapporto 2005 della Camera di commercio, uno dei primi settori in termini di imprese registrate (13.716 pari a oltre il 31 per cento). Sul fronte turistico, la provincia di Avellino ha un ruolo marginale avendo soltanto il 5 per cento delle strutture alberghiere regionali. Ma tutto questo, secondo il direttore provinciale Coldiretti, Giuseppe Licursi, potrebbe complessivamente trasformarsi in un’opportunità per l’economia agricola, e non solo. Si tratta di una strategia, quella dell’organizzazione sindacale irpina, che ha come punto di riferimento il territorio. “Occorre valorizzare e promuovere tutte le risorse endogene, coinvolgendo gli interessi imprenditoriali, culturali e sociali presenti: dall’industria alimentare a quella conserviera, dall’enogastronomia al turismo, dall’artigianato e dalle tipicità dei prodotti agricoli, al territorio con le sue bellezze naturali”, spiega Licursi. Necessario in tal senso è il grosso aiuto che viene sicuramente dato da alcuni strumenti fortemente voluti dall’organizzazione, come la riforma della Pac, la Legge di orientamento, la rintracciabilità ed etichettatura obbligatoria dei prodotti agricoli (agricoltura Ogm free), il rifinanziamento dei fondi strutturali che consentono, attraverso l’agricoltura, lo sviluppo del territorio e ne definiscono anche gli strumenti per ottenerlo.
“Uno di questi potrebbe essere rappresentato dai distretti, quelli rurali e agroalimentari di qualità. Il che significa estendere il modello distrettuale ai sistemi agricoli, evitando però di commettere l’errore di impostazione dei distretti industriali e creando un coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. Il tutto, per evitare che, con gli innumerevoli strumenti che agiscono sul territorio, tutti importantissimi, (Pit, Patti territoriali, Programmi Leader), vengano fatte azioni settoriali”. Dunque, legare sempre di più il prodotto al territorio. E’ questo il binomio che propone la Coldiretti, un accoppiamento che ha per l’appunto bisogno sia di un nuovo modello di sviluppo dell’impresa agricola (dentro un processo di filiera di cui è garante e protagonista), sia di un nuovo modello di sviluppo locale. “Perché, intorno ai prodotti di successo – conclude Licursi – nascono attività di diverso genere che fanno crescere le economie locali ed “esportano” turisticamente l’immagine del territorio”. (di Antonietta Miceli)


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