Clan Sangermano, condannato il boss dell’inchino mafioso: assolto Mercogliano

0
1970

NAPOLI- Condannato a tredici anni e otto mesi il boss dell’ inchino mafioso della statua della Madonna durante una processione a Livardi, la frazione di San Paolo Belsito diventata il “feudo” del gruppo criminale. Si tratta di Agostino Sangermano, ritenuto a capo dell’omonimo clan che operava tra nolano e avellinese, quello sgominato da un’operazione dei Carabinieri di Castello di Cisterna e della Dia di Napoli nel novembre del 2022. La sentenza emessa poche ore fa dal Gup del Tribunale di Napoli Chiara Bardi.

LA SENTENZA
Oltre al boss Agostino Sangermano, riconosciuto a capo del sodalizio mafioso, sono arrivate le condanne anche per il cognato Salvatore Sepe, dodici anni e due mesi, Onofrio Sepe, nove anni e quattro mesi, Paolo Nappi, otto anni e otto mesi, Buonincontri Giuseppe otto anni e quattro mesi. Assolto per non aver commesso il fatto sia dall accusa di associazione a delinquere che di rapina Ezio Mercogliano. Mezzo secolo (51 anni e 4 mesi) di carcere inflitto ai cinque imputati a fronte dei settantotto anni e quattro mesi per i cinque imputati di associazione a delinquere di stampo mafioso chiesti dal pm antimafia Pietro Raimondi al termine della requisitoria davanti al Gup Chiara Bardi. Tutti avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato dopo che nei loro confronti era stato chiesto ed ottenuto il giudizio con il rito immediato. Agostino Sangermano, difeso dai penalisti Raffaele Bizzarro e Nicola Quatrano, Mercogliano Ezio, difeso dagli avvocati Vittorio Corcione e Gaetano Aufiero, Sepe Onofrio, detenuto agli arresti domiciliari e difeso da Raffaele Bizzarro, Nappi Paolo, difeso da Raffaele Bizzarro e Marco Massimiliano Maffei, , Sepe Salvatore, detenuto e difeso da Raffaele Bizzarro e Giovanna Russo. Trentaquattro capi di imputazione contestati a vario titolo dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a vario titolo nei confronti dei dieci imputati. A partire da quella di associazione a delinquere di stampo mafioso contestati a nove dei dieci imputati. Ci sono anche le estorsioni per imporre la fornitura di mozzarelle ai locali, illecita concorrenza con minaccia e violenza contestata al solo Nicola Sangermano (che ha scelto il rito ordinario davanti al Tribunale di Nola) per le forniture imposte ai titolari di imprese. Contestata anche la serie di estorsioni per accaparrarsi terreni nell’alto casertano. Questa decisione arriva a distanza di ventiquattro ore da quella emessa dal Collegio del Tribunale di Nola presieduto dal giudice Aurigemma nel processo con rito abbreviato chiesto da Luigi Vitale, difeso dagli avvocati Gaetano Aufiero e Umberto Nappi, condannato ad otto anni di reclusione. Ezio Mercogliano, per cui era stata chiesta una condanna a dieci anni di reclusione, era accusato di essere una sorta di “sentinella” del clan per quanto riguardava armi e controllo della zona. Oltre ad una rapina (in concorso con altri due soggetti) ai danni di un extracomunitario. Accuse da cui è stato assolto con la formula più ampia, molto probabilmente il Gup avrà condiviso la tesi difensiva (avvocati Gaetano Aufiero e Vittorio Corcione) per cui non c’erano prove della partecipazione di Mercogliano al clan. Lo stesso imputato è stato immediatamente scarcerato.