Bomba a Ranucci, gli indagati tentarono di “bonificare” una casa dopo la perquisizione

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AVELLA- Antonio Passariello e Pellegrino D’ Avino, padre e figlio da due giorni in cella a Rebibbia con l’ accusa di aver organizzato e compiuto il raid del 16 ottobre 2025 a Pomezia contro il giornalista Sigrido Ranucci tentarono anche di “bonificare” l’abitazione dove risiedeva D’ Avino insieme alla sua compagna Marika De Filippis e i familiari della stessa ad Avella. A captare l’attività per rilevare la presenza di microspie all’interno dell’abitazione sono le intercettazioni ambientali e telefoniche eseguite dai Carabinieri subito dopo la perquisizione disposta dal Procuratore Aggiunto della Repubblica di Avellino (attualmente facente funzioni) Francesco Raffaele. Dopo il 20 marzo, data della perqusizione a carico di D’Avino e della De Filippis da parte dei Carabinieri di Baiano per un’ipotesi di spaccio, vengono captati colloqui telefonici tra Passariello e la compagna del figlio e successivamente ambientali, piazzate effettivamente dai Carabinieri, nell’abitazione, che facevano emergere come con un rilevatore messo a disposizione dallo stesso Passariello, che consigliava anche di staccare la luce durante l’utilizzo e di tenerlo lontano dai telefonini. Una bonifica che evidentemente era andata male, visto che tracce delle microspie per le intercettazioni ambientali non sono state scoperte. Nella stessa serata del 26 marzo, quando ci sarebbe stata la bonifica, uno dei presenti si lamentava anche della scarsa qualità dell’apparecchiatura utilizzata per rilevare eventuali “cimici”. Intanto questa mattina si attendono gli esiti degli interrogatori di garanzia davanti al Gip per i tre detenuti in carcere, oltre allo stssso Passariello, anche D’Avino Pellegrino e Saverio Mutone. Non e’ da escludersi che, vista la complessità delle contestazioni e il fatto che la discovery dell’indagine non sia neppure parzialmente a disposizione delle difese, i tre indagati,.difesi dagli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo, scelgano di non rispondere alle domande del Gip in attesa del ricorso al Tribunale della Liberta’ di Roma.