Avellino/Salerno-La Soprintendenza investe sulla costiera amalfitana

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Avellino e Salerno – La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico di Avellino e Salerno da molti anni sostiene la promozione di manifestazioni culturali connesse alle peculiarità locali considerate vere e proprie risorse per lo sviluppo economico e sociale oltre che culturale del territorio. Mercoledì 4 aprile alle ore 17.00 presso la Cappella di Villa Rufolo, a Ravello, si inaugurerà la mostra GARESIO & PIROZZI CON-CRETA-MENTE Ceramics and more. L’esposizione raccoglie due percorsi artistici maturati con personale ricerca espressiva, nel corso di oltre quarant’anni di vita condivisa: quello di Giuseppe Pirozzi tutto già mostrato e celebrato, l’altro quello di sua moglie Clara Garesio, appartato, silenzioso e finalmente svelato. Questa volta dunque il Soprintendente Giuseppe Zampino proietta l’utenza verso la costiera amalfitana che “si configura come contesto privilegiato – ha spiegato – per sviluppare una maggiore sensibilità verso tutti gli aspetti dell’arte; azione che già da alcuni anni è stata avviata a Ravello, grazie anche all’infaticabile attività della Fondazione Ravello con la quale questa Soprintendenza ha stipulato un protocollo di intesa per la gestione condivisa di Villa Rufolo. Il mio impegno personale ed istituzionale è orientato ad eleggere Villa Rufolo, con le sue straordinarie architetture ed i magnifici giardini, quale sede manifestazioni di arte contemporanea da attuare lungo l’intero arco dell’anno. La realizzazione degli Incontri Internazionali di Design, organizzati di concerto con l’ADI Campania e l’attenta programmazione di mostre ed eventi dedicati alle più significative personalità del moderno fare artistico, anticipa le linee guida di tale ambizioso progetto. Mi piace con questa mostra rendere noti gli esiti di due percorsi artistici maturati, ciascuno con personale ricerca espressiva, nel corso di oltre quarant’anni di vita condivisa: quello di Giuseppe Pirozzi tutto già mostrato e celebrato, l’altro quello di sua moglie Clara Garesio, appartato, silenzioso e finalmente svelato. In comune l’assoluta padronanza tecnica, lui nell’eseguire opere uniche ed irripetibili in bronzo mediante fusione a cera persa, lei nel plasmare e smaltare i suoi pezzi ceramici con il rigore di chi guarda alla tradizione tramandata dagli antichi maestri. Un lavoro sul segno quello della Garesio che si nutre di una partecipata conoscenza delle avanguardie del Novecento, cosicché anche quando l’artista torna a un tipo di narrazione naturalistica i suoi oggetti non perdono il carattere di forte modernità. Modernità, che si sposa alla tradizione, tutta inscritta nell’evidenza del segno astratto che si impone con la sua purezza sul racconto naturale che siamo abituati ad associare alla ceramica. La preminenza del segno è ricercata non soltanto nel colore usato in contrasti assoluti fino alla drammaticità ma anche attraverso il rilievo plastico. La formella, vero archetipo dell’arte ceramica, perde la sua compattezza per essere bucata, rilevata e scolpita con segni tridimensionali che hanno già in sé una logica ed una evidenza visiva che conferisce all’artista una peculiare cifra stilistica. Esplosione di colori nella poetica produzione di Clara Garesio; dilagare di materia e forme nelle magistrali sculture in bronzo e terracotta di Giuseppe Pirozzi, uno degli interpreti più significativi del rinnovamento dell’arte a Napoli della seconda metà del Novecento. L’assemblaggio analogico di frammenti di figure, retaggio di una evidente formazione classica, di elementi geometrici spezzati, dei numeri, dal forte sapore metafisico, e ancora di brani estrapolati dall’esperienza del quotidiano o della memoria, come lo sgabello impagliato o il ramo di fichi della costiera amalfitana, danno vita alle ardite composizioni dello scultore mettendone a nudo il complesso percorso mentale. Una ricerca tesa a cercare ordine nell’associazione disordinata del pensiero: il passato si associa con il presente dando origine talvolta a forme definite e levigate a cui si accostano segni ruvidi e destrutturati ma approdando a risultati di potente dinamicità e sempre rispondenti ad un rigoroso dettato formale”.

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