Avellino e le riflessioni di Matarazzo

9 Novembre 2005

“Avevo sei anni, quando nel lontano 1970 con la mia famiglia lasciavo Avellino e mio fratello che era stato affidato alle cure del mio caro nonno e delle zie.
Ricordo ancora le montagne che si allontanavano e il rumore di un treno che non arrivava mai.
La destinazione era la città di Wuppertal, nella lontana Germania.
Ero già allora un attento osservatore e ammiravo le costruzioni così precise e uniformi oltre l’ordine e la pulizia dei luoghi.
Ricordo il vociare strano di una piazza senza auto e un treno che sembrava capovolto, tanto da richiamare l’attenzione di mio padre, dicendogli che mi girava la testa, lui mi rassicurava che quella era la metrò leggera e quel treno capovolto non era altro che uno dei vagoni della metropolitana che attraversava la città e la regione.
Dopo tanti anni sento gli amministratori di Avellino parlare di ciò che io avevo visto anni fa e se penso che a 25 anni dal terremoto non riusciamo a dare un identità alla città capoluogo mi chiedo come faremo a traghettarla in Europa e adattarla al progresso tecnologico imperante.
Sentiamo parlare di progetti realizzati o da rivisitare, di tunnel, ma quello che serve è una moralità da costruire e un senso civico che fa apparire le persone educate, delle eccezioni, di cui è meglio fare a meno.
Se viaggiamo in Italia o in Europa scopriamo posti senza tempo ove i cittadini usufruiscono di servizi e vivono le piazze e i luoghi come aree dove sviluppare amicizie, confronti, idee, sorseggiando un caffè o altre bevande, senza il rumore delle auto e senza respirare i gas da esse emessi.
Nella nostra città si vuole realizzare un ponte sul finestrelle, come se non bastasse uno, con tutti i problemi statici e di cronaca che si sono verificati negli ultimi tempi e non ci si rende conto che un tunnel non è invasivo, ma è l’unica strada per pedonalizzare piazze, altrimenti destinate a spartitraffico e non vissute come altre piazze d’Italia.
Domenica mentre divulgavamo la campagna per il compost, un anziano mi ha avvicinato e riconoscendomi per l’ attenzione verso la città e il centro storico, mi ha pregato di continuare nel sollecitare gli amministratori della città, affinché dalla politica degli annunci si passi a quella dei fatti, perché era stanco di passeggiare solo per il corso e respirare lo smog delle auto, era stanco di vedere sempre le stesse mattonelle o ancora le stesse riaggiustate e sentiva il peso degli anni come se il corso se li portasse via, come il frenetico struscio che da anni si consuma.
La nostra città , purtroppo, non è un posto senza tempo, ma dove si perde solo tempo ed è bene che ognuno di noi faccia un esame di coscienza e si rimbocchi le maniche, mettendo da parte gli interessi, per il bene comune e il riscatto di una intera comunità”. (Presidente Cittadino Fare Verde Pasquale Matarazzo)


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