Avellino 42 anni dopo: la città “distratta” e le solite promesse

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Ironia del destino, come 42 anni fa, anche oggi l’Irpinia è stata baciata dal sole e da una giornata piuttosto mite. Per gli avellinesi, quella domenica del 1980, fu tutto sommato di festa. Il pranzo, il vassoio di paste e poi, in fretta e furia, tutti allo stadio, che allora si chiamava soltanto stadio “Partenio”, per assistere alla partita di calcio Avellino-Ascoli, vinta dai lupi 4-2. Indimenticabile. E poi, in tv, Juve-Inter. Nessuno ha mai finito di vedere quel match, la scossa ha cambiato per sempre la vita di tutti. Anche del sindaco Festa, allora ancora un fanciullo, ma non troppo per non ricordare e per non essere ancora emozionato, nonostante il tempo trascorso.

Avellino oggi, dunque, ha celebrato la ricorrenza del 42° anniversario del terremoto del 1980. La città si sta distraendo non poco sulla commemorazione, la santa messa nella cattedrale è stata appannaggio di pochi, soltanto delle istituzioni per essere più precisi.

Parole di ricordo sono arrivate dal Prefetto Paola Spena e dal sindaco Festa, il quale ha dichiarato, senza mezzi termini, che è arrivata l’ora di sanare tutte le ferite del passato, riferendosi ovviamente ai buchi neri di via Tedesco e del Corso ed ai prefabbricati. E poi, ha rilanciato il suo pallino di sempre: portare il Comune a palazzo De Peruta.