Atripalda-Aurisicchio, Giuditta e Maselli: attacco al centrosinistra

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Festa dell’Unità ad Atripalda: il secondo appuntamento si apre all’insegna di un caldo dibattito politico. ‘Il centrosinistra e l’Irpinia’: un confronto pubblico che ha visto presenti al tavolo allestito presso la sede della tre giorni (di chiusura oggi) al parco delle Acacie gli on. Aurisicchio (Ds), Giuditta (Udeur) e per la Margherita Francesco Maselli. Presenti l’on. Alberta De Simone, assente per motivi personali Franco Landi segretario cittadino Ds che ha mandato i saluti. A moderare l’incontro: Valentina Paris consigliera della Quercia di Atripalda. Dai richiami della festa si passa subito ai toni politici. E’ l’esponente della Quercia a introdurre il tema del centrosinistra in Irpinia partendo però da lontano. “C’è una alleanza politica che ha un suo valore nazionale e che va oltre l’Irpinia. Poi c’è il centrosinistra nella provincia di Avellino che ha una sua specificità: si alternano momenti di forte unità e lunghi periodi di contrasto. Non è una alleanza stabilizzata. Ma è nata più per necessità di contrastare la destra che per convinta adesione dei diversi soggetti che ne fanno parte”. Ed è per questo che, secondo Aurisicchio, nonostante in provincia il centrosinistra governi pressoché tutto, tale condizione non corrisponde però ad una crescita in termini territoriali. E questo perché: “ritengo che non si intravede una vocazione, una funzione centrale attorno a cui ammagliare il territorio e definire un progetto di sviluppo condiviso”. Aurisicchio insomma bacchetta una vera e propria “deficienza programmatica della coalizione” che era l’obiettivo dell’alleanza. “E’ necessario pensare strumenti nuovi per corrispondere alle esigenze dell’oggi”. E poi c’è il problema della classe dirigente. “Non è in discussione il valore dei singoli ma la mission. Si guarda più ai bisogni individuali che alle esigenze collettive. Dobbiamo partire dalla capacità di selezionare i problemi e le risposte da dare”. In poche parole la classe dirigente dovrebbe svolgere una “funzione dirigente”. E ancora le forze politiche dovrebbero relazionarsi senza egemonie: “Il centrosinistra può vivere se passa dall’unilateralismo del partito di maggioranza relativa a una relazione plurale basata sui riconoscimenti dei diversi apporti partitici”. Per quanto riguarda il grande tema del Partito Democratico Aurisicchio conclude: “I problemi prescindono dalla sua esistenza. I problemi vengono a priori”. Parte invece dalla politica provinciale la riflessione dell’on. Giuditta: “Il centrosinistra ha grandi difficoltà relazionali soprattutto qui. Ritengo che non abbiamo ancora superato la fase che dall’alleanza elettorale porta alla coalizione. La provincia perde così una occasione. C’è bisogno di uno sforzo comune per rivendicare centralità”. Giuditta sottolinea che quello che soprattutto manca è un tavolo dei segretari provinciali. “Finora non c’è stata la capacità di intuire che c’è anche il nuovo. Un raccordo con il futuro ci vuole. Altrimenti la classe dirigente non esiste e non fa azione sul territorio”. A chiudere la trilogia di interventi è l’esponente della Margherita Francesco Maselli. Sul tema delle frizioni interne al centrosinistra anche lui ribadisce la necessità del dialogo: “Non ho avuto in passato un rapporto idilliaco con i Ds ma questo non deve significare che non ci possa essere nel presente e dunque nel futuro possibilità di dialogo. Qualcuno mi ha contestato per la presa di posizione a favore del Partito Democratico, adducendo motivazioni labili. Ma io credo che, forte dell’esperienza del passato, si possa e si debba collaborare sui possibili punti di condivisione del futuro che sono tantissimi. Concordo con il multilateralismo che rompa finalmente lo schema della globalizzazione. Il Partito Democratico non deve servire a superare i dissidi tra Margherita e Ds ma essere il germe della novità della politica in Italia”. Per farlo, conclude Maselli: “Dobbiamo superare la sinistra e il centro. Dobbiamo andare oltre la sinistra e oltre il centro”. In pratica quello che occorre secondo l’ex presidente della Provincia è l’acquisizione di una “nuova cultura politica che passa dai riformismi più validi e lungimiranti della storia”.

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