Arresti clan Graziano, estorsioni anche via social

3
168

di Andrea Fantucchio 

Racket a imprenditori edili e non solo. Spedizioni armate, colpi di carabina, ma anche intimidazioni via social. Le intercettazioni, che emergono dall’inchiesta dell’antimafia di Napoli sul clan Graziano, ricostruiscono il modo di agire della cosca e il clima di omertà diffuso. Oggi quelle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dai sostituti Simona Rossi Luigi Landolfi, hanno portato a cinque arresti eseguiti dai carabinieri di Avellino.

Nelle intercettazioni, raccolte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Avellino guidato dal capitano Quintino Russo, viene ricostruito come agivano gli indagati.

Clan Graziano: le intercettazioni 

Per fare qualche soldo di fesseria andate in galera”. Così – intercettata – diceva al marito la moglie di Antonio Mazzocchi. L’uomo è una delle persone arrestate dai carabinieri del comando provinciale, coordinati dal colonnello Massimo Cagnazzo. Per gli investigatori la donna si riferiva proprio ai proventi dell’attività di estorsione.

Mazzocchi parla di un, “colpaccio fatto a Domicella” da 70mila euro.

Per gli inquirenti si parla azienda di Casal di Principe. L’impresa ha vinto un appalto da oltre quattro milioni di euro. Deve occuparsi di adeguamento e il completamento della rete fognaria di Domicella. Un appalto appetibile per gli indagati.

Spedizione in cantiere

Il 26 novembre segue una spedizione in via Fossato. I malviventi, con volto coperto intimano a un operaio: “Dici a (omettiamo il nome per evitare il riconoscimento) che si deve mettere a posto e adesso andatevene”.

Nei giorni successivi c’è un contatto fra una delle cinque persone arrestate e un dipendente dell’imprenditore preso di mira. L’interlocutore dice che il suo datore di lavoro è visto con la famiglia Graziano per pattuire il prezzo.

Sono troppo assai, mannaggia la Madosca… le avete portate le arance?”, si legge nell’ordinanza.

Racket, la percentuale del 3%

Per convincere gli imprenditori – questo secondo quando ricostruito dagli investigatori – vengono incendiati due mezzi alla ditta. Danni per 70mila euro che equivalgono al 3 per cento dell’appalto di oltre 4 milioni e 700mila euro, al netto del ribasso.

In un’altra discussione uno degli indagati parla dell’attentato intimidatorio all’impianto di cremazione di Domicella.

I carabinieri sentono tutto. L’indagato racconta di quando si sono presentati armati agli imprenditori che si occupano dei lavori alla fognatura. E li hanno convinti ad andar via.

E aggiunge le imprese, “Passavano prima alla frontiera”. Poi – dopo che la tangente sarebbe stata pagata – le intimidazioni sono terminate.

3 COMMENTS

Comments are closed.