Clan irpini, le intercettazioni: finisce che ci spariamo per strada

Clan irpini, le intercettazioni: finisce che ci spariamo per strada

19 Agosto 2019

di Andrea Fantucchio

Un far west. Come quello accaduto vent’anni fa nel Vallo di Lauro, in provincia di Avellino. Se ne parla di una delle intercettazioni depositate al Riesame dai magistrati dell’antimafia napoletana, Simona Rossi e Luigi Landolfi. L’indagine è quella della quale vi abbiamo già parlato e che ha portato a cinque arresti. In carcere sono finite persone ritenute al Clan Graziano. Protagonista, con i Cava, di una faida sanguinosa durata un ventennio. Dagli anni ’80 all’inizio del ‘2000.

Le intercettazioni

L’indagato viene intercettato mentre è in Spagna con la moglie. E dice: “Qui arriviamo a un punto che scendiamo per strada e ci spariamo come se niente fosse”.

Intercettazioni che hanno spinto gli inquirenti a chiedere gli arresti. Anche per sventare un agguato mortale che ritenevano imminente. Le vittime designate, per gli investigatori, erano la moglie e il figlio di Biagio Cava. Capo del clan rivale dei Graziano, deceduto mesi fa per una brutta malattia.

“Un Far West”

L’inchiesta dell’antimafia non è terminata. Questo filone ha permesso di ricostruire come agivano gli indagati. Per gli inquirenti avevano preso di mira imprenditori edili della zona. Uno di loro si era aggiudicato un appalto da quattro milioni di euro – dal comune – che avrebbe fatto gola proprio agli indagati. E innescato un raid incendiario che ha distrutto i mezzi dell’azienda.

Le tangenti – secondo quanto accertato dai carabinieri del nucleo investigativo di Avellino – ammontavano al tre per cento. Ma – a preoccupare gli investigatori – era proprio la situazione incandescente che emerge dalle intercettazioni. Come quelle depositate al Riesame. Un contesto che sembra pronto a esplodere.

“Un vero far west, finisce che ci si spara per strada”. Commentava uno degli indagati con un certo timore.