Alto Calore, la Procura dice no alla revoca delle misure a Ciarcia e Trasi

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I magistrati che coordinano le indagini dei militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria delle Fiamme Gialle di Avellino sui corsi fantasma all’ Alto Calore, i sostituti Vincenzo Russo e Luigi Iglio hanno dato parere negativo alla richiesta formalizzata al termine degli interrogatori di garanzia dalle difese dei due indagati Michelangelo Ciarcia e Pantaleone Trasi di revoca o riduzione della misura interdittiva applicata nei confronti dell’amministratore unico di Alto Calore e del componente della sua segreteria. I due difensori degli indagati gli avvocati Nello Pizza e Marino Capone, dopo che Ciarcia e Trasi nella mattinata hanno respinto le accuse e depositato anche una serie di documentazioni in particolare sulla competenza dei commissari giudiziali in ordine alla competenza ordinaria sui corsi di formazione. Ora si attende che il Gip Francesca Spella decida sulle richieste.

LE INDAGINI

Le indagini che hanno portato la Procura di Avellino a chiedere ed ottenere due misure interdittive nei confronti dell’amministratore unico di Alto Calore Spa Michelangelo Ciarcia e per un addetto alla segreteria dello stesso, Trasi Pantaleone, sulla base delle indagini dei militari delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Avellino, agli ordini del colonnello Salvatore Minale. Per altri due indagati (in totale al momento sono 14), si tratta di R.C, una sorta di procacciatore delle società di formazione per conto dell’Acs e uno dei titolari delle società impegnate, G.S, che ricopre anche un incarico pubblico. Le indagini del Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Avellino relative al Credito di imposta utilizzato dall’ Alto Calore per lo svolgimento dei corsi di formazione per i dipendenti di Alto Calore Servizi Spa, per apprendimento di tecnologie informatiche. Le indagini dei militari agli ordini del tenente colonnello Alessio Iannone hanno però concluso per una formazione del personale che era solo fittizia. Cosi alle società che fornivano il servizio di formazione sarebbero state versate somme dall’ Alto Calore per servizi mai prestati. Operazioni oggettivamente inesistenti, che poi venivano portate, secondo la prospettazione accusatoria in forma illecita, come credito di imposta. Da qui le accuse di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e indebita compensazione, oltre ad altre due ipotesi contestate provvisoriamente: il peculato e le false comunicazioni sociali in danno di soci e terzi. Le indagini delle Fiamme Gialle agli ordini del tenente colonnello Alessio Iannone hanno stabilito che nessuno dei dipendenti aveva mai frequentato i corsi in questione. Quelli della formazione 4.0 per cui erano state emesse fatture e non solo utilizzati per la creazione di credito di imposta ma anche per quella sull’imposta diretta e sul valore aggiunto.