Affidamenti diretti, beni confiscati e un video del corteo elettorale: ecco i motivi dello scioglimento

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QUINDICI- Dal settore degli affidamenti di lavori pubblici, ai servizi e alle forniture, passando per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata fino al fenomeno dell’abusivismo. Sono questi i capitoli di indagine per cui il 27 marzo scorso e’ stata riconosciuta dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi la “sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi” determinando lo scioglimento del consiglio comunale di Quindici, così come aveva chiesto al termine delle verifiche ispettive la Commissione di Accesso insediata il 15 maggio 2023 per vagliare gli atti a cavallo tra le due amministrazioni guidate dall’ex sindaco Eduardo Rubinaccio tra il 2015 e il 2023 e successivamente, con una relazione inviata al Viminale dopo un Comitato allargato alla Procura della Repubblica di Avellino e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli anche il prefetto Paola Spena. Elementi raccolti, che come si legge nella relazione del Ministro Matteo Piantedosi, notificata nei giorni scorsi agli ex consiglieri comunali insieme a quella del prefetto Paola Spena ha “evidenziato l’alta permeabilità dell’ente da parte del crimine organizzato interessato ad infiltrarsi nella gestione della cosa pubblica”

L’ANTIMAFIA: INFILTRAZIONE NON PIU’ OCCASIONE DI SCONTRO TRA CLAN

Significativo quanto nel corso del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza convocato dal prefetto Paola Spena lo scorso venti dicembre ha evidenziato il procuratore delegato della DDA di Napoli, facendo riferimento alla nuova fase storica “un’occasione di incontro e non più di scontro tra i due clan egemoni sul territorio (i Cava e i Graziano) “. Ovvero che in questa infiltrazione e questo condizionamento a differenza dei precedenti casi ha avuto un ruolo anche ik clan Cava. Un altro elemento e’ stato riscontrato nel “riferimento ad un assessore esterno che già nella precedente consiliatura aveva ricoperto la carica di responsabile delle aree lavori pubblici/urbanistica e polizia locale. Il prefetto sottolinea in proposito la circostanza, sintomatica, che la responsabilità delle dette aree di indubbia rilevanza strategica per la vita dell’ente, e maggiormente esposte a forme di condizionamento e/o infiltrazione da parte della criminalità organizzata, sia stata costantemente aflidata a soggetti individuati all’estemo della compagine eletta”.

IL CASO FALSE RESIDENZE

Una delle vicende che e’ stata posta in rilievo dalla Commissione presieduta dalla dottoressa Florinda Bevilacqua e segnalata nella relazione del prefetto Spena : “è il fatto che il primo cittadino (Eduardo Rubinaccio) è stato rinviato a giudizio in quanto ritenuto responsabile, in concorso con altre persone, tra cui un soggetto imparentato con il reggente dell’organizzazione camorristica omonima, per i reati di falso contestati nell’ambito di un procedimento penale in materia di “false dichiarazioni di residenza” connesse alle elezioni amministrative del 2020. Il procedimento penale in questione, che vede coinvolti anche altri esponenti della compagine amministrativa, scaturisce dalle indagini condotte dall’Arma dei carabinieri a partire dalle denunce pubbliche di alcune anomalie riguardanti la fase prodromica alle elezioni del 20 e 21 settembre2020, che hanno fatto emergere un sistema fraudolento di iscrizione all’anagrafe della popolazione residente di soggetti di provenienza estema al comune, finalizzato presumibilmente a falsare i risultati elettorali per assicurare la vittoria alla lista del primo cittadino rieletto”. Si tratta dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Avellino e condotta dai Carabinieri della stazione di Quindici che proprio oggi e’ stata oggetto dell”‘udienza davanti al giudice monocratico di Avellino, dove si sta svolgendo il processo. Da questi accertamenti, come si legge nella relazione: ” è emerso che alcune delle anzidette richieste di residenza erano associate ad indirizzi riferibili a soggetti vicini ai sodalizi criminali o agli stessi candidati nella lista del sindaco, e comunque corrispondenti ad immobili in stato di abbandono ovvero mai abitati dai residenti formalmente dichiarati. Tra le false dichiarazioni accertate, tutte accomunate dalla riconducibilità a due soggetti imparentati con appartenenti ai clan criminali e sostenitori della lista collegatá al primo cittadino…”.

IL SALUTO ALLA VEDOVA DEL BOSS DURANTE IL CORTEO ELETTORALE

Una delle vicende che nella relazione prefettizia “assume rilievo sintomatico” sarebbe proprio legato alla condotta “tenuta durante il corteo (quello relativo ai festeggiamenti in occasione della vittoria elettorale del settembre 2020) dal sindaco che, come documentato da una videoregistrazione consegnata all’Arma dei Carabinieri, si separava dal corteo principale per poi riunirsi allo stesso dopo aver percorso la strada in cui è notoriamente ubicata l’abitazione del defunto boss di uno dei clan criminali egemoni”. Su questo capitolo nella relazione del prefetto Spena c’è però il riferimento alla spiegazione della vicenda che in sede di audizione della Commissione di Acceso ha fornito lo stesso sindaco Rubinaccio. Ovvero che, anche se la vicenda al vaglio della Commissione non era nota, nella strada indicata per salutare la vedova del boss si sarebbe recato per salutare due suoi anziani sostenitori. Una circostanza che evidentemente non ha convinto la Commissione. Potrebbe essere argomento in un eventuale giudizio amministrativo.

TRE GARE DI APPALTO IN OTTO ANNI

Le indagini della Commissione hanno riguardato anche il settore degli affidamenti pubblici di lavori, servizi e forniture nel periodo 2015/2023, Da quanto emerso sarebbe venuto fuori “un quadro indiziario rappresentativo dell’intendimento di derogare alle procedure ordinarie presumibilmente per indirizzare gli affidamenti verso imprese “di comodo”, in capo alle quali sono stati accertati collegamenti diretti e/o indiretti con esponenti di spicco dei clan criminali del territorio”. Sono i numeri a dare conto delle contestazioni mosse dalla Commissione di Accesso. Per il periodo in esame, infatti: “è stato evidenziato che nel suddetto arco temporale sono state espletate soltanto tre procedure di gara, peraltro caratterizzate da numerose anomalie rispetto alla normativa di riferimento, prima fra tutte la scarsissima partecipazione di imprese estranee al territorio, in contrasto con il criterio di rotazione degli inviti, oltre all’esiguità del ribasso offerto e aggiudicato”.Ci sono infatti la gara relativa ai lavori di sistemazione e adeguamento funzionale di una strada comunale, di importo pari a oltre un milione di euro, aggiudicata, in esito alla consultazione di un numero imprecisato di operatori e senza un criterio apparente, ad una ditta il cui amministratore unico, unitamente al presidente della commissione di gara, risulta essere stato deferito in stato di libertà per i reati di cui agli artt. 353 bis (turbata libertà di scelta del contraente), 452 quater (disastro ambientale), 640 bis (truffa asgravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), 479 falso ideologico in atto pubblico), 624 (furio) c.p”. Altro capitolo quello relativo all’affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria di un campo sportivo: “aggiudicato all’unica società partecipante, in capo al cui titolare, già affidatario del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti presso il comune di Quindici, risulta una condanna per abuso d’ufficio aggravata dalle circostanze di cui al vigente art. 416-bis. 1 c.p. (aggravanti dell’agevolazione mafiosa). La commissione di accesso reputa particolarmente significativa della permeabilità dell’azione amministrativa, agli interessi criminali la circostanza che l’imprenditore in questione, ritenuto fiancheggiatore del clan egemone, come già rilevato in occasione del primo scioglimento disposto nel 1993, sia stato ancora una volta affidatario di lavori da parte del comune”.

AFFlDAMENTI DIRETTI NEL MIRINO

Sotto i riflettori anche il settore degli affidamenti: “Altre criticità sono segnalate dalla relazione del Viminale in riferimento all’affidamento dei lavori di sistemazione di alcune strade montane ad una ditta il cui titolare risulta strettamente legato per rapporti parentali con un soggetto affiliato al clan criminale egemone, soggetto quest’ultimo già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale perche ritenuto ” persona pericolosa ai sensi della legge antimafia”. E ancora nel settore degli affidamenti: “Anomalie e irregolarità sono emerse anche per i numerosi affidamenti, ravvicinati nel tempo, disposti in favore di un’impresa operante nel novero delle attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa, non iscritta nella white list della prefettura di Avellino, il cui amministratore unico, sottoscrittore della lista elettorale guidata dal sindaco eletto, risulta legato da stretti rapporti di parentela e condivisione di interessi con figure apicali del clan criminale. Si aggiunge inoltre che, come riscontrato nel corso dell’indagine ispettiva, per nessuna di queste prestazioni risultano effettuate le verifiche di regolare esecuzione dei lavori, e che alle dipendenze di detta impresa non risulta personale regolarmente assunto.
Analoghe irregolarità sono state accertate anche con riguardo a svariati affidamenti diretti di lavori di manutenzione tra il 2020 e il 2023 a due diverse ditte, riconducibili alla medesima persona, anch’essa unita da legami di parentela e interesse con soggetti vicini o appartenenti al clan criminale”. Uno dei capitoli riguarda anche j beni confiscati e il settore abusivismo edilizio. Molto probabile che alla luce dei fatti contestati nelle due relazioni notificate ai consiglieri comunali, la vicenda possa passare al vaglio del Tar dove ci potrebbe essere il ricorso.