Abuso d’ufficio, il processo a Biancardi resta ad Avellino: oggi si torna in aula

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AVELLA- La Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di legittima suspicione e di remissione del processo per abuso d’ufficio presentata nel luglio scorso dall’ex sindaco di Avella Domenico Biancardi (attualmente presidente del consiglio comunale e consigliere provinciale) e si torna davanti al Tribunale collegiale di Avellino, presieduto dal giudice Roberto Melone, dove questa mattina dovrebbero iniziare, a meno di altri colpi di scena, le discussioni dei difensori ed eventualmente anche la sentenza nei confronti dello stesso Biancardi e dei consiglieri comunali coinvolti in una delibera relativa ad una villa da demolire su ordine della Procura Generale della Corte di Appello di Napoli nel comune mandamentale. Una delibera che nella lunga dichiarazione spontanea resa a giugno dallo stesso ex sindaco, sarebbe stata solo di indirizzo politico.

LA CASSAZIONE

I giudici della Settima Sezione Penale della Cassazione hanno dichiarato inammissibile l’istanza per una questione tecnica: la mancata comunicazione alle altre parti. “La notifica alle altre parti della richiesta di rimessione del processo costituisce una condizione indefettibile di ammissibilità della stessa, che non consente equipollenti, sicché, in mancanza di essa, l’istanza deve dichiararsi inammissibile, ancorché depositata in udienza”. Una possibilita’ di riproposizione della stessa richiesta? Questo si capira’ domani mattina in aula.

LE RICHIESTE DELLA PROCURA

Il 22 giugno scorso, al termine della sua requisitoria, il pm della Procura di Avellino Fabio Massimo Del Mauro aveva chiesto tre anni di condanna per l’ex sindaco di Avella, Domenico Biancardi, e un anno e mezzo per tutti gli altri componenti del consiglio comunale (quello a cui erano assenti e quindi non coinvolti nella vicenda penale i soli consiglieri Vincenza Luciano e Giuseppe Canonico) . Sono impegnati nella difesa degli imputati gli avvocati Gianfranco Iacobelli, Antonio Falconieri, Francesco Pecchia, Giuseppe Barrasso.