A Prata P.U. aspettando il Natale, il mercatino Slow Food e il Focaraccio di Santa Lucia

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Lunedì 12 dicembre, dalle 16 alle 24, la Pro Loco di Prata P.U. (AV), in collaborazione con la Condotta Slow Food Avellino Aps, ha allestito il “Piccolo Mercatino di S. Lucia… aspettando il Natale” nella piazza Nicola Grillo al vecchio Rione, con la partecipazione, tra le altre, di alcune aziende socie della Rete Slow Food. Una testimonianza piccola e lenta di produttori che operano localmente, credendo nel cibo buono, pulito, giusto e sano.

Quello di Santa Lucia era ritenuto “il giorno più corto che ci sia” e di conseguenza, nella cultura popolare, quella era considerata la notte più lunga. Un vecchio detto popolare ancora in uso: ma quanti conoscono il perché? La storia ci aiuta a capire, dal momento che prima della riforma gregoriana del calendario (operata da Gregorio XIII nel 1582), il giorno di Santa Lucia coincideva con il solstizio d’inverno e di conseguenza questo era il giorno più breve dell’anno. Quindi il 13 dicembre ha continuato ad essere considerato così nella tradizione popolare, in luogo del 21, quando, effettivamente con il solstizio d’inverno, il sole raggiunge il punto più lontano dall’orizzonte.

Nella notte della vigilia della ricorrenza di Santa Lucia, per antica consuetudine, si allestiscono a Prata i “focaracci”. Non una festa collettiva ma l’espressione di un sentimento religioso, spontaneo e popolare: tutta la comunità celebrava il giorno della santa siracusana con i falò nei vicoli e nelle strade del paese.

Non abbiamo notizie storiche certe sulla diffusione della tradizione dei focaracci per Santa Lucia a Prata, nella sera della vigilia della sua solennizzazione (12 dicembre). La celebrazione in un giorno prossimo al solstizio d’inverno rimanda come di consueto alle antiche feste popolari pagane legate ai culti della luce e del fuoco (Artemide ad es.). Malgrado ciò, a Prata, le notizie di un altare dedicato a Santa Lucia risalgono al sec. XVI, quando era tra quelli posti all’interno di una cappella affrescata del Priorato verginiano di Santa Maria della Neve di Prata (fondato nel 1528). Il culto sopravvisse anche quando la dipendenza pratese di Montevergine fu ridotta a grancia del monastero di Montefalcione (1618), attestando lo juspatronato della nobile famiglia Ciambelli su quella cappella, per antica devozione. Solo dopo le demolizione della chiesa conventuale al Rione, la statua lignea e l’altare furono trasferiti nella chiesa di S Maria delle Grazie (oggi la Matrice intitolata a San Giacomo Maggiore, Patrono di Prata), dove si conservano allo stato attuale: la scultura di ambito campano, in legno scolpito e dipinto (cm 151 × 0,52), riferibile alla seconda metà del XVIII sec., reca come di consueto la palma come simbolo del martirio ed è adornata dagli ex voto che attestano la munificenza di santa Lucia nel dispensare grazie.
Il fuoco è l’elemento che ricopre un ruolo fondamentale nella solennizzazione per cui, ancora oggi, si accendono i falò, rinnovando la radicata tradizione locale di illuminare la notte che precede la festa della Santa di Siracusa.

La ritualità del culto costituisce ancora oggi un importante fattore di aggregazione e di condivisione nei vicoli e nelle stradine della vecchia Prata. Residuo di un rituale simbolico e apotropaico, atto a scacciare le tenebre e ad invocare la luce.
Una notte che ricade nella stagione dell’Avvento ed è considerata dai pratesi come l’evento che prepara l’arrivo del Natale e apre simbolicamente alle future feste natalizie. Un evento che appartiene alla memoria storica cittadina e che negli ultimi due anni è stato sospeso per lo stop imposto dalla pandemia.

È ora impegno di tutti, fare in modo che le tradizioni non vadano dimenticate, ricostituendo quel legame con il nostro passato. In questa accezione, non è remoto pensare di farlo diventare un evento che costituisca occasione di turismo e di attrattiva per il nostro paese. Suggeriamo di farlo diventare un modo per illuminare Prata di calore, ospitalità, storia e tradizione.

Nella sera del mercatino, Babbo Natale con la sua slitta, sotto i grandi tigli della piazza, accoglierà i bambini che vorranno spedire o consegnare la loro letterina. Sempre i più piccoli, quelli che avranno partecipato al laboratorio (11 dicembre presso la sede della Pro Loco) addobberanno l’albero di Natale sulla gradinata della Chiesa Madre.
L’area storica e le piazzette contigue saranno illuminate, così come la corte del vecchio palazzo Ciambelli (XVII sec). Durante l’evento sarà possibile effettuare delle visite guidate alla Chiesa Madre di San Giacomo Maggiore Apostolo e al suo incredibile patrimonio storico e artistico. In un grande slargo verrà posizionato il braciere in onore di Santa Lucia, per il momento di condivisione collettiva tra religione, tradizione e ospitalità.