Dal 1° ottobre l’assistenza sanitaria in Irpinia cambia volto. Entrano a pieno regime le 10 Case di Comunità realizzate dall’Asl Avellino sul territorio provinciale. Le strutture sono dislocate ad Avellino, Bisaccia, Castel Baronia, Fontanarosa, Lapio, Lioni, Montecalvo Irpino, Monteforte Irpino, Montoro e, con un ultimo sforzo entro novembre, a Moschiano. Non si tratta della semplice apertura di nuovi ambulatori, ma dell’attivazione di un nuovo modello organizzativo. Le Case di Comunità diventano i nuovi snodi vitali della rete territoriale, luoghi in cui Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, medici di Continuità Assistenziale, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali e personale amministrativo lavorano in sinergia. L’obiettivo è duplice: rendere l’accesso alle cure più semplice, equo e capillare, e garantire una presa in carico coordinata e attenta per le persone fragili.
Per capire come funziona nella pratica questa rivoluzione sanitaria, l’esempio migliore è la Casa di Comunità Hub di Montoro, la prima ad essere stata inaugurata in Irpinia e attiva ormai da quattro mesi. A spiegarne il meccanismo è il dottor Piero De Masi, direttore del Distretto Sanitario di Atripalda. «Non siamo solo soddisfatti, ma siamo molto orgogliosi di quello che abbiamo realizzato a Montoro», esordisce De Masi. «Le Case di Comunità si dividono in Hub e Spoke: gli Hub sono i poli a maggiore densità di servizi. Montoro è un Hub aperto H24. E quando diciamo H24, intendiamo che dalle 8 del mattino alle 8 di sera c’è il Medico di Medicina Generale, affiancato dagli infermieri e dagli OSS assunti tramite i recenti concorsi. Alle 20, stacca il medico di base e subentra la Guardia Medica, quindi la Continuità Assistenziale. In questo modo, il cittadino trova in una struttura territoriale una risposta concreta al proprio bisogno, 24 ore su 24». Un punto di forza del modello montorese, sottolineato con orgoglio dal direttore De Masi, è la gestione dei turni dei medici di base, un nodo cruciale che in altre realtà del Sud ha creato non pochi problemi. «Abbiamo stipulato un accordo molto intelligente con i medici di medicina generale, che si sono resi disponibili a prendere in carico i turni per i pazienti cronici», spiega De Masi. «In altre province, come ad esempio l’Asl di Salerno, per reperire i medici per i turni hanno dovuto emanare avvisi pubblici e richiamare in servizio i medici pensionati. Noi abbiamo evitato questo passaggio, valorizzando i medici del territorio. È un merito della direzione e della squadra che abbiamo costruito».
Ma cosa succede concretamente quando un cittadino entra in una Casa di Comunità? Il perno del sistema è la gestione delle cronicità attraverso i PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali). «Il medico di medicina generale visita il paziente, lo prende in carico e lo inserisce in uno dei quattro grandi percorsi di cronicità più frequenti: diabete, scompenso cardiaco, asma e BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva)», chiarisce il dottor De Masi. «Una volta inquadrato il paziente, se c’è bisogno di un prelievo, il paziente trova il punto prelievo in loco. Se serve una diagnostica di base, come un’ecografia, viene eseguita direttamente in struttura. Ma il vero salto di qualità è la specialistica». L’Asl ha infatti attivato un ventaglio completo di visite specialistiche all’interno delle Case di Comunità: cardiologia, neurologia, diabetologia, endocrinologia, fisiatria, geriatria, reumatologia e ortopedia. «Se il medico di base stabilisce che il paziente con scompenso cardiaco deve essere valutato da un cardiologo, prenota direttamente l’agenda della Casa di Comunità. Il paziente viene visitato dal cardiologo, ad esempio, il mercoledì successivo, senza dover fare code o cercare privatamente lo specialista», aggiunge De Masi.
Il messaggio che l’Asl vuole far passare è chiaro: le Case di Comunità non si sovrappongono al Pronto Soccorso ma sono «strutture completamente diverse. Stiamo facendo un grosso sforzo, soprattutto in un periodo storico in cui i medici scarseggiano a livello nazionale, ma con le risorse e il lavoro di squadra che abbiamo messo in campo, posso dire con orgoglio che a Montoro abbiamo centrato l’obiettivo», conclude il direttore De Masi.

