Cambia il volto della sanità territoriale in Irpinia. L’Asl Avellino sta completando il dispiegamento di una nuova, capillare rete di assistenza, fondata sulle Case di Comunità. Non si tratta della semplice inaugurazione di nuovi ambulatori, ma di una vera e propria rivoluzione organizzativa che sposta il baricentro delle cure dall’ospedale al territorio, puntando tutto sull’integrazione tra professionisti e sulla prossimità ai cittadini. Le dieci strutture realizzate sul territorio irpino si trovano ad Avellino, Bisaccia, Castel Baronia, Fontanarosa, Lapio, Lioni, Montecalvo Irpino, Monteforte Irpino, Montoro e, con l’ultimo sforzo previsto entro la fine dell’anno, a Moschiano. Un modello articolato tra poli Hub (a maggiore densità di servizi) e Spoke, strettamente collegati con i Distretti sanitari, le Centrali Operative Territoriali (COT), i servizi domiciliari e la rete sociale.
«La sfida non è soltanto aprire nuove strutture, ma costruire una rete capace di mettere insieme professionalità e competenze diverse al servizio delle nostre comunità», sottolinea il Direttore Generale dell’Asl Avellino, Maria Concetta Conte. «Il medico di medicina generale, l’infermiere, lo specialista e la rete sociale devono poter lavorare come parti di uno stesso sistema. È attraverso questa integrazione che possiamo rendere più vicina e coordinata la risposta ai reali bisogni delle persone fragili, affette da patologie croniche». All’interno di questi snodi operano in sinergia Medici di Medicina Generale, Pediatri, medici di Continuità Assistenziale, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali e personale amministrativo. Una presenza qualificata che include ambulatori di fisiatria, pneumologia, reumatologia, geriatria, neurologia, dermatologia, diabetologia e cardiologia, oltre a percorsi di telemedicina.
Ma come si orienta il cittadino in questo nuovo sistema? La Direttrice Generale fa chiarezza, sfatando alcuni luoghi comuni. Le Case di Comunità sono pensate primariamente per la presa in carico dei pazienti fragili e cronici. «Non ci sarà una sovrapposizione con il distretto, che ha altre funzioni», spiega Conte. «Gli specialisti presenti nelle Case di comunità risponderanno a un’agenda interna alla struttura, interamente dedicata ai pazienti presi in carico. Non è una scorciatoia per ottenere altre prestazioni: quelle continuano a essere garantite dal distretto e dai presidi distrettuali». L’accesso è garantito tramite il medico di medicina generale, ma è previsto anche l’accesso diretto. Anzi, il vero salto di qualità sta nella prevenzione. «Con i medici di medicina generale abbiamo fatto un accordo secondo cui ci sarà anche una sorta di screening proattivo delle persone attualmente in buona salute che presentano, però, dei fattori di rischio. L’obiettivo è prenderle in carico precocemente ed evitare che possano avere la peggiore manifestazione provocata dal fattore di rischio», chiarisce la manager. È possibile rivolgersi spontaneamente alla struttura, ma non per chiedere una prestazione “spot”: «Non è un pronto soccorso», avverte Conte. L’effetto sulla decongestione dei Pronto Soccorso ospedalieri, dunque, non sarà immediato ma strutturale: «Si presuppone che, avendo un’assistenza più proattiva e continuativa, possano verificarsi meno eventi acuti. Restano, naturalmente, gli eventuali peggioramenti acuti per i quali non c’è Casa di comunità che tenga». Per quanto riguarda la continuità assistenziale, essa è garantita all’interno delle strutture Hub, come previsto dal DM 77.
Nove delle dieci Case di Comunità sono operative (Lioni diventerà operativa da giovedì), mentre l’apertura di Moschiano è attesa per il mese di dicembre. Il piano di rilancio territoriale dell’Asl Avellino include anche gli Ospedali di Comunità, per i quali le tempistiche sono più scaglionate e legate a specifici adeguamenti strutturali. A Monteforte Irpino la struttura è pronta, ma si attende la risoluzione di un problema legato all’accesso delle barelle. Ad Avellino il cantiere è fermo a causa di una cabina elettrica sottodimensionata dall’Enel, che rischia di provocare blackout: si sta rifacendo la documentazione per aumentare la potenza. Ad Ariano Irpino si è agli sgoccioli, con qualche difficoltà residua sulla turnazione dei medici. Per Montella, invece, si cambia strategia: il Comune ha messo a disposizione un terreno per una costruzione ex-novo, soluzione che la manager Conte definisce “probabilmente la migliore, perché dove abbiamo costruito ex novo abbiamo avuto meno problemi”.

