Violenze verbali e fisiche ma nessun abuso sessuale all’asilo di Solofra: solo atteggiamenti morbosi del maestro

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Nessuna violenza sessuale all’asilo di via Fratta a Solofra, ma i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli non hanno dubbi sull’uso di forme di violenza, fisica e verbale, tale da ingenerare nei piccoli alunni una situazione di sofferenza morale e fisica, tanto che le stesse mamme ne registravano l’avversione nei confronti della scuola.

Sono le motivazioni che hanno portato alla scarcerazione del maestro di religione, accusato di violenza sessuale nei confronti di un alunno, e alla revoca dell’obbligo di dimora nei confronti di un’altra insegnante accusata di maltrattamenti, incriminati da video e registrazioni audio raccolte dai carabinieri di Solofra, guidati dal comandante Giuseppe Friscuolo.

Nei filmati – scrivono i giudici napoletani – si vede la maestra colpire con uno schiaffo al fianco destro, vicino al sedere, l’alunno che non aveva imparato a memoria la poesia per la festa della mamma. Ma gli schiaffi e le tirate d’orecchie si ripetono anche nei giorni seguenti, per le motivazioni più disparate: per esempio perché un alunno ha perso la plastilina o perché un altro non ha sistemato i colori. E spesso a quei gesti fa seguito il pianto dei bimbi colpiti.

Dagli audio invece emergono frasi del tipo: “io lo attacco sopra la trave… questo ti meriti… non sono io cattivo, siete voi che mi fate diventare cattivo”. Spesso addirittura le altre maestre invocano l’intervento del maestro di religione a mo’ di minaccia nei confronti dei bambini indisciplinati, che ne sono letteralmente atterriti, tanto che è apostrofato dai piccolini come “cattivissimo e che urla sempre”.

Dai filmati tuttavia, seppur emergerebbe un atteggiamento morboso da parte del maestro nei confronti di un singolo alunno, non si evince che vi siano degli abusi di natura sessuale.

Vedendo le immagini, il collegio ritiene che l’indagato stesse giocando col bambino, tentando di alzarlo da terra e praticandogli il solletico, per cui tutte le finalità sessuali sono da escludere, anche se si fa riferimento ad alcuni gesti definiti “volgari e non consoni a un insegnante” e anche di “atteggiamenti non appropriati al ruolo di maestro”. Lo stesso Riesame scagiona anche l’indagato per il tentativo di parlare con la mamma dell’alunno, non ritenuto come un modo per inquinare le prove.

Ciò basta per la liberazione dello stesso e dell’altra maestra, anche se rimane la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per nove mesi. In pratica i due indagati non potranno prestare la loro attività lavorativa presso un qualsiasi istituto scolastico.