Cinque auto usate per raid e sopralluoghi alle abitazioni prese di mira, tracce dalle targhe e dalla videosorveglianza attiva su un lungo tratto e i riscontri con le celle telefoniche agganciate sia nei giorni del raid che in quelli dove verosimilmente sono stati eseguiti i sopralluoghi. Da questo insieme di dati raccolti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino sono partite le indagini che hanno sgominato due “batterie” di ladri che non hanno assolutamente avuto remore a trasformarsi in feroci rapinatori. Dati a cui si sono aggiunti i rilievi del Ris di Roma sulle tracce dattiloscopiche lasciate dai presunti autori delle due rapine, quello sulle vetture utilizzate. Riscontri che hanno convinto l’autorità giudiziaria (in origine ad indagare per le vicende di Atripalda e Grottaminarda era sia la Procura di Avellino che quella di Benevento, poi per la maggiore gravità dei fatti nella cittadina ufitana le indagini sono passate alla sola Procura di Benevento) a chiedere ed ottenere le misure cautelari per quattro dei sei indagati. Sono cittadini serbi, uno dei quali detenuto per una vicenda analoga in Spagna e altri residenti tra le province di Napoli e Caserta. A spiegare una parte dei dettagli delle indagini il tenente colonnello Amedeo Consales, comandante del Nucleo Operativo del Comando Provinciale di Avellino.
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