VIDEO/ Airoma a Taurano: “Clan non sparano più, allerta su circuiti economici e amministrativi”

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TAURANO- La camorra non spara piu’, non vuol dire che non sia all’opera, quindi fari puntati su circuiti economici e amministrativi dove e’ possibile che ci siano interessi criminali. Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma, il magistrato che proprio in Irpinia e nel Vallo di Lauro ha coordinato inchieste delicate su clan e su efferati episodi di cronaca, come la strage delle donne del 26 maggio 2002. L’occasione e’ quella dell’intitolazione dell’Istituto Comprensivo di Taurano alla memoria di Nunziante Scibelli, vittima il 31 ottobre del 1991 di un agguato avvenuto in contrada Ima di Lauro, perche’ i killer del clan Graziano scambiarono la sua Giulietta per l’Alfetta dove viaggiavano i veri bersagli, Antonio Cava e Aniello Grasso, elementi del clan che viaggiavano a bordo di una Alfetta. Il capo dei pm avellinesi ha voluto proprio garantire che l’allerta resta alta, anche se la comunita’ deve fare la sha parte. “Il fatto che non si commettano più delitti efferati- ha spiegato Airoma- che non scorra il sangue non significa che la criminalità non sia all’opera. Ci sono diversi circuiti, significa che dobbiamo interessarci maggiormente a quelli economici e amministrativi, dove è ben possibile che adesso si giochino gli interessi criminali”. Ai cittadini, come spesso ha ricordato anche in altre circostanza c’è l’appello a denunciare e non solo fare esposti anonimi: “E’ chiaro che ci sono una serie di reati spia- ha spiegato il Procuratore- ma sono tali nella misura in cui li intercettiamo come spia, abbiamo la capacità di saperli decifrare, perché altrimenti non sono spia. E necessaria una grande capacità investigativa delle forze di polizia e della magistratura. Quindi affinare questa capacità di leggere i segnali. Ma devo dire e qui lo sottolineo, occorre anche una collaborazione da parte delle comunità. Occorre anche che ciascuno faccia la propria parte e incominci anche non soltanto a fare esposti anonimi, ma anche a denunciare”. Il senso della giornata e una pagina di memoria per tutta la comunita’ nelle parole del magistrato: “E’ molto importante. Dobbiamo iniziare a raccontare ai giovani delle belle storie, comunque storie di persone. Non è vero, potendo anche parlare di vittime della casualità, non è vero. Non è così. Non sono vittime del caso, sono vittime del fatto che si è consentito che un’organizzazione criminale attecchisse in un certo territorio. E’ una conseguenza dell’indifferenza, della collusione, non sono affatto vittime della casualità. Raccontare questa storia ai giovani significa anche metterli in guardia su ciò che può ancora accadere”. E sulle parole del Questore di Avellino Pasquale Picone ha anche aggiunto: “Polizia giudiziaria e magistratura conseguono risultati se fanno il loro dovere. Questo significa anche come dite voi: stare sul pezzo. Quando facemmo i provvedimenti per la strage delle donne la mattina seguente, li facemmo non certo perché avevamo la palla di vetro, ma perché c’erano delle attività investigative in corso, che ci consentirono di identificare subito i responsabili. Ripeto ancora una volta: se uno fa il proprio mestiere e lo fa in modo attento e anche con passione, i risultati prima o poi arrivano”. Ma fa più paura la camorra che spara o quella che investe silenziosamente sui territori? “La camorra che spara e’ terribile, perché scorre del sangue, determinando anche un innalzamento della percezione di insicurezza e una sconfitta per lo Stato. La camorra che non spara mi indigna di più, perché se non spara non ha bisogno di farlo e quindi può contare su una rete di appoggi e collusioni che forse ci deve far preoccupare”.