VIDEO / Annamaria, irpina in “trincea” al Cotugno di Napoli: “Non chiamatemi eroina, faccio solo il mio lavoro con passione”

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Alfredo Picariello – Annamaria ha 26 anni ed un futuro roseo e brillante davanti a sé. Ha negli occhi la voglia di vivere ma, a differenza di tanti suoi coetanei, ha deciso di prendere il Covid-19 per la corna, mettendo in pratica quello che sa fare. Lei, avellinese, non si è lamentata per le restrizioni imposte dal Governo, ma si è messa in gioco e fa l’infermiera fino in fondo. Fa il suo lavoro, semplicemente.

Il suo compito, molto probabilmente innato, è di stare al fianco di chi soffre, degli altri. Sarebbe voluta andare a Lodi, uno degli “epicentri” del male, su, in Lombardia. Però, appena si è resa conto che anche la sua regione aveva bisogno di aiuto e di personale preparato proprio come lei, non ha avuto esitazioni. Ha risposto alla “chiamata alle armi” al Cotugno di Napoli, un ospedale per nulla facile, di “trincea”.

Dal 5 marzo, ha indossato l’elmetto ed è in guerra, quasi ogni giorno. Un guerra contro un nemico, come sottolinea lei stessa, di cui si sa ancora poco. L’abbiamo incontrata stamane alle 10.30. “Ho staccato da poco e, fino alle 7 di questa mattina, ho incrociato gli sguardi degli ammalati di coronavirus. Gli stiamo vicino il più possibile, nei loro occhi c’è la paura, l’ansia. Ci fanno tante domande, in effetti hanno contatti solo con noi e con i medici”, dice Annamaria Iandolo.

“Anche noi abbiamo tanta paura, è ovvio. E’ normale che ci sia, anche perché non ti fa sbagliare”. Annamaria è anche una scout e, dunque, sa bene cosa sia la paura. Quando è a Napoli, getta il cuore oltre l’ostacolo. Non si ferma un attimo. “Non mi sento un’eroina, faccio solo il mio lavoro con passione”.

“Ho deciso di stravolgere la mia vita”, ha scritto solo pochi giorni fa sul suo profilo social Annamaria. Qui ha raccontato come mai ha preso questa decisione e poi ha raccontato la sua “solitudine”, nuova e del tutto inaspettata, ovviamente.

“Nel giro di pochi giorni ho fatto la seconda scelta importante, quella di allontanarmi dalla mia casa per tutelare la mia famiglia, il mio tutto. Prendo in mano le chiavi di un appartamento che non sento affatto casa mia. Apro quella porta e non posso dire buongiorno sono tornata tutto bene! Non sentirò il profumo di mia mamma e la voce di mio padre che preoccupato mi chiede come sia andata a lavoro. Lo faccio solo per loro! Il mio lavoro è stata una mia scelta e non metterò nei casini la mia famiglia”.